IL DRAMMA DELLA DEPRESSIONE INFANTILE

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depressione

C’è quella giornata nera, in cui tutto sembra scuro e il cuore sparisce nel buio della paura, dell’ansia, della tristezza, fino anche a un vago desiderio di morte. Ci si sente soli, afflitti, inutili, sfiduciati, stanchi, anche senza fare nulla, apatici, senza voglia di fare nulla. Non basta, però, un giorno così per definirsi depressi. La depressione è una vera e propria malattia, molto diffusa e debilitante. Il “male nero” è considerato l’epidemia del secolo. Colpisce oltre il 15 percento della popolazione, soprattutto in età adulta tra i 25 e i 44 anni e poi con l’avanzare dell’età, particolarmente le donne. Ne sarebbero affetti circa otto milioni di italiani e quasi 72milioni di europei. Non ne sono esenti neppure i bambini. Comporta disturbi dell’umore e del sonno, attacchi di panico, comportamenti ossessivi-compulsivi, irritabilità, calo del desiderio, riduzione dell’attenzione e delle capacità sociale per un periodo prolungato. Nei casi più gravi può perfino portare al suicidio.

Spesso la depressione è associata ad altre malattie organiche, come il diabete, l’ipertensione. In molti casi si accompagna ad eventi traumatici, come lutti, separazioni, incidenti, litigi, la perdita del lavoro o la difficoltà di trovarlo. In certi altri, invece, sembra non avere alcuna ragione, arriva improvvisa e travolge tutta l’esistenza.

La letteratura scientifica distingue due cause principali della depressione: il fattore biologico e quello psicologico-sociale. Alcuni, cioè, avrebbero una predisposizione genetica e il fattore scatenante sarebbe nell’attività cerebrale, mentre per altri sarebbe appunto di tipo reattivo, il lascito di una o più esperienze dolorose o di un contesto di vita squilibrato.

Peter Kinderman, docente di Psicologia clinica all’Università di Liverpool, ha criticato la scelta del Medical Research Council di spendere centinaia di milioni per la ricerca dei fattori genetici-neurologici. Secondo il professore, la causa scatenante è sempre di tipo esperienziale. Gli eventi della vita, l’ambiente esistenziale sono determinanti per lo scatenarsi dei disturbi mentali, secondo Kinderman, e se i fondi per la ricerca sono limitati, allora, per lo psicologo clinico britannico, è preferibile investire le scarse risorse in questa direzione. “È chiaro che ogni singola azione, ogni emozione coinvolge il cervello” – ha dichiarato all’emittente televisiva BBC – “ma una ricerca scientifica che ci dica quale parte del cervello è coinvolta non ci permette di fare grandi passi avanti nella comprensione dei disturbi mentali. Al contrario, per esempio, è importante tenere conto del dato che, quando i tassi di disoccupazione aumentano in una località, in maniera proporzionale aumentano i suicidi”.

“La biologia può essere fondamentale per comprendere le malattie mentali”, sostiene invece lo psichiatra Jeff Barrett del Wellcome Trust’s Sanger Institute. Il dibattito è allora ancora aperto.

Ne abbiamo parlato neuropsichiatra infantile Angela Magazù, dirigente medico presso l’Azienda ospedaliera locale di Matera.

Secondo lei, c’è una causa organica-genetica nella depressione?
“C’è sempre un substrato neuro-biologico. La ricerca in questo campo serve a prevenire i ceppi familiari più predisposti. Ci sono persone che, pure senza avere un vissuto sociale negativo o doloroso sviluppano una deflessione del tono dell’umore che porta alla depressione, e sono le persone che più difficilmente guariscono completamente. Ci sono ceppi familiari più predisposti per un codice genetico modificato. E la depressione è una espressione multi-genica, dipende da più geni, non uno soltanto”.

La depressione infantile sembra confortare questa tesi. È piuttosto raro – almeno ci auguriamo – che bambini di sette, otto anni, abbiano avuto esperienze tanto tragiche da causare una vera e propria malattia psicologica…
“Sì, anche se la depressione infantile è rara, riguarda circa il 2 percento dei bambini in età prescolare e circa il 10 percento degli adolescenti, ma non per questo è meno grave, e si manifesta in modo diverso dagli adulti. I bambini depressi sono aggressivi, hanno frequenti e repentini sbalzi d’umore, passano dall’eccitazione e l’euforia alla tristezza e all’apatia. Nella maggior parte dei casi hanno una mamma depressa. Non sappiamo se sia più di origine ereditaria o ambientale. Non sappiamo se, con un’altra madre, sana, avrebbero lo stesso disturbo. Di solito è di tipo reattivo, ambientale-psicologico. Si tratta di bambini con mamme depresse, appunto, o malate gravemente, con situazioni familiari squilibrate, trascurati dai genitori e cresciuti esclusivamente dai nonni o dalla babysitter, oppure che vivono in contesti di degrado e di emarginazione sociale. La percentuale di casi, comunque, è bassa”.

Come si riconosce un bambino depresso da uno particolarmente vivace?
“Dalla capacità di apprendimento, che non si intende soltanto come successo scolastico. Ci sono bambini vivacissimi, anche piuttosto turbolenti, che hanno però una capacità cognitiva attiva e corretta. I bambini depressi sono spesso inappetenti, dal punto di vista alimentare, ma lo sono soprattutto dal punto di vista cognitivo: sono poco curiosi, poco esplorativi, poco interessati al mondo”.

E come si distingue la depressione dall’autismo?
“L’autismo è un disturbo neurologico, pervasivo dello sviluppo, che riguarda la relazione e il comportamento. Le persone autistiche non hanno relazioni normali, non hanno empatia, e si comportano in modo atipico. Non riescono a tenere lo sguardo, per esempio. Mostrano una indifferenza emotiva agli stimoli. Hanno un interesse insolito verso alcuni elementi di dettaglio, come alcune parti di oggetti. Si preferisce, però, parlare di disturbi dello spettro autistico piuttosto che di autismo”.

Come si cura la depressione infantile?
“Ci sono fasce di età. Utilizziamo farmaci specifici per bambini dagli otto anni in su. E c’è una presa in carico di counseling psicologico che coinvolge anche i genitori. L’ambiente di vita di questi bambini deve essere adeguato, stimolante e accogliente, opportunamente contenitivo e rassicurante, giustamente educativo”.

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