Un melodia per il Risorto

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risorto

Le belle emozioni della Pasqua ormai sono sparite. La crudeltà e banalità della vita tornano, forse con una forza più grande. In una tale prospettiva vale la pena chiederci: a che cosa è servita? Ma non osiamo fare questa domanda. Magari sentiamo vergogna. Forse ci sentiamo in colpa di non aver saputo conservare e proteggere il contenuto più importante di questa Festa, la più importante dell’anno.

Per fortuna c’è la liturgia, coni suoi canti gregoriani, che ci protegge dalle nostre imperfezioni e anche dalle emozioni. Il ritmo perenne della liturgia è la garanzia non solo della nostra speranza ma anche del “buon uso” della grazia delle feste, del tesoro incommensurabile della Pasqua. Il tessuto essenziale è costituito da parole e melodie antiche, provate e verificate nei secoli, semplici e forti, sempre fresche e meravigliose.

Dal vespro della Pasqua nella Chiesa risuona lo splendido inno “Ad coenam Agni providi”. Nella sua forza e poesia sembra di essere un veicolo insostitutibile del messaggio pasquale. Lo porta attraverso onde melodiche liriche ma potenti, nei sentieri degli intervali coraggiosi e nobili, sulle scie di motivi tanto vicini ma ineguagliabili.

Non si sa se fosse una melodia triste o allegra, nostalgica o energetica: comprime in se tutto. Il dolore e la speranza dell’essere umano. Questo inno sembra delineare il gesto potente e misericordioso della mano del Signore. È qualcosa di più di una melodia: è un colpo di cuore, un tocco della grazia.

E le parole? Sono intrecciate con la melodia e mostrano una prospettiva forte. Riprendono tutta la teologia pasquale con una genialità incredibile, così convincente che può dissipare tutti i nostri dubbi esistenziali in un solo momento. Semplicità e chiarezza, il ritmo e i colori, le figure e il pensiero: ecco i frutti concreti della Pasqua da raccogliere ogni volta che cantiamo (o ascoltiamo) questo inno. La sua ottica ci permette di ricuperare e conservare il senso più profondo della Pasqua e portarlo nel mondo che d’ora in poi non potrà spaventarci mai più.

fr. Bernard Sawicki osb
www.anselmianum.com

“Alla cena dell’Agnello, avvolti in bianche vesti, attraversato il Mar Rosso, cantiamo a Cristo Signore.
Il suo corpo arso d’amore sulla mensa è pane vivo; il suo sangue sull’altare calice del nuovo patto.
In questo vespro mirabile tornan gli antichi prodigi: un braccio potente ci salva dall’angelo distruttore.
Mite agnello immolato, Cristo è la nostra Pasqua; il suo corpo adorabile è il vero pane azzimo.
Si risolleva Cristo dal tumulo, torna indietro dal baratro vincitore, trascinando in catene il tiranno e riaprendo il paradiso.
Irradia sulla tua Chiesa la gioia pasquale, o Signore; unisci alla tua vittoria i rinati nel battesimo. Sia lode e onore a Cristo, vincitore della morte, al Padre e al Santo Spirito ora e nei secoli eterni. Amen”.

Per ascoltare:
https://www.youtube.com/watch?v=_btyNr1_BGU

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