PANAMA PAPERS, PERQUISIZIONI NELLA SEDE DELLA UEFA Sequestrati i documenti riguardanti i diritti televisivi della Champions League

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La polizia svizzera ha appena perquisito la sede della Uefa a Nyon. Sarebbero stati prelevati documenti riguardanti un contratto sui diritti televisivi, per la trasmissione della Champions League, stipulato con un’agenzia di marketing off-shore implicata nello scandalo di corruzione della Fifa. L’Uefa “conferma la visita degli investigatori svizzeri in merito alla vicenda relativa ai contratti conclusi con le società relativi ai diritti tv”. Dalla Confederazione europea fanno sapere di essere “totalmente a disposizione per ulteriori chiariment”.

Figurano anche Gianni Infantino, neo presidente della Fifa, e il bomber del Barcellona Leo Messi nella lista nera dei Panama Papers, fra dubbi e sospetti che rischiano di far tramontare, in tempo record, le speranze di rinnovamento del mondo del calcio. Da alcune carte risulta che Infantino, quando era a capo dei servizio legali della Uefa, avrebbe avuto un ruolo in oscuri accordi relativi ai diritti tv, con tanto di trasferimento di denaro su società offshore, nell’ambito di quella che alcuni media denominarono come la “Coppa del Mondo della truffa”. Infantino ha sempre negato di essere coinvolto in questaa vicenda. Ma i fatti, che si riferiscono al periodo 2003-2006 sembrano smentirlo.

Secondo le carte, il suo nome risulterebbe collegato con una delle società coinvolte nello scandalo. Una società che finora era stata ritenuta fiduciaria occulta della Fifa di Blatter, e con cui invece l’Uefa aveva sempre negato di aver avuto rapporti. A contraddirla, secondo il giornale Guardian, ecco saltar fuori contatti diretti nell’ambito della cessione e di una gestione apparentemente spregiudicata dei diritti televisivi relativi alle trasmissione delle partite delle squadre europee in America Latina. Con la firma anche di Gianni Infantino. In discussione erano allora in particolare i diritti riguardanti la Champions League, la Coppa Uefa e la Supercoppa, tutte competizioni targate dalla Ferdercalcio Europea.

Ad aggiudicarseli fu la ditta argentina Cross Trading, che tuttavia li ricedette al broadcaster Teleamazonas per una somma fra le 3 e le 4 volte superiore a quanto pagato in origine. Un passaggio più che sospetto. Cross Trading è una sussidiaria di un’altra azienda denominata Full Play, di proprietà di Hugo Jinkis, lo stesso che per altre vicende, legate a presunti episodi di corruzione nel mondo del calcio internazionale in materia di contratti con i media e con gli sponsor, è stato in seguito messo sotto accusa dalla giustizia Usa in uno dei filoni della bufera che ha finito per travolgere il lungo regno di Blatter.

“Sono costernato e non accetto che la mia integrità venga messa in dubbio da nessun tipo di media, tanto più che la Uefa ha già rivelato in dettaglio tutti fatti per quanto riguarda questi contratti”. Il presidente della Fifa si difende dalle indiscrezioni. “Come ho già detto – spiega – non ho mai personalmente avuto a che fare con Croce Trading né con i loro proprietari in quanto la procedura di gara è stata condotta dal Team Marketing per conto dell’Uefa. Vorrei aggiungere che né l’Uefa né io siamo mai stati contattati da qualsiasi autorità in relazione a questi contratti particolari. Inoltre, come i media stessi hanno riportato, non vi è alcuna prova di eventuali irregolarità da parte dell’Uefa e di me stesso in questa materia”.

“La Mega Stars Enterprises esiste, ma è inattiva e non ha mai avuto fondi e conti”. Messi e la sua famiglia ammettono l’esistenza della società offshore ma respingono le “congetture dei media”. Il bomber argentino “non ha compiuto nessuno dei comportamenti che gli sono contestati – si afferma in un comunicato, riportato dai media spagnoli -, essendo false e calunniose le accuse di evasione fiscale e riciclaggio. Si stanno studiando azioni legali contro i media che hanno diffuso la notizia”. La giustizia spagnola indagherà su Messi e su altre persone residenti in Spagna, i cui nomi compaiono nelle liste di Panama Papers. L’Agenzia tributaria verificherà poi se la situazione è legale, se è tutto in regola o se è stata violata qualche norma tributaria spagnola, ha annunciato il ministro della giustizia Rafael Català. Le società estere non sono di per sé irregolari, ha sottolineato il ministro, purché rispettino gli obblighi fiscali.

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