Il metodo Marchionne

2142
  • English
bonanni

Sono passati tanti anni dall’esordio di Sergio Marchionne in Fiat, che sembra un secolo. Era il 2004 e l’azienda era praticamente morta. Le vendite ai minimi storici, i bilanci in rosso, i cassintegrati per numero sembravano una grande armata. La difficoltà era talmente grande che si parlava e sparlava di nazionalizzazione della antica casa automobistica torinese. La preoccupazione era tanta, sapendo che tranne Mirafiori, la gran parte delle auto si producevano nel centro sud: un vero polmone occupazionale che storicamente aveva irrobustito territori bisognosi di posti di lavoro, assicurati anche da una pletora di piccole e medie aziende di indotto orbitanti attorno ai suoi opifici. Quelle zone sarebbero crollate nel caso di un crack.

In quell’epoca pensavo spesso alla mia Val di Sangro: nel caso di una prospettiva di cessazione delle produzioni di furgoni, migliaia e migliaia di famiglie, giocoforza, avrebbero ripreso la via della emigrazione come negli anni 60; un centinaio di piccoli e medi centri abbandonati. Una attività economica su cui poggia un intero sistema territoriale. Insomma nessuno più avrebbe scommesso un bottone per quella azienda; come spesso accade nel nostro paese a chi è in disgrazia, iniziò il tiro al piccione contro gli Agnelli, rei di aver scaricato spesso le proprie sofferenze economiche sui con dell’erario pubblico. E’ in questa ingarbugliata situazione che man mano si fa notare Il nuovo manager italo-canadese.
Sergio Marchionne, parti’ quattordicenne da Chieti con la famiglia trasferendosi in Canada.Intraprese gli studi giuridici, di economia e filosofici con pieno profitto e successivamente, dopo un breve impegno da avvocato occupandosi di finanza ebbe modo di distinguersi nella…al punto che Umberto Agnelli notandolo lo inserì nel cda della Società e poi subito dopo fu nominato Ad della casa automobilistica.

All’inizi i suoi modi di fare, inusuali per i manager italiani, suscitò molte simpatie anche a sinistra. Significativi furono i giudizi lusinghieri dello stesso Fausto Bertinotti che lo definì la migliore espressione della buona borghesia. L’idillio però cesso’presto! Convinto della necessità di rivedere la impostazione produttiva dell’azienda a fronte di un accentuato decadimento dei propri autoveicoli rispetto alle preferenze dei automobilisti, e ad una crisi economica che in Europa – unico mercato di riferimento Fiat – occorreva fare presto. Doveva convincere i gestori di capitali finanziari – che lui conosceva bene – a prestagli le risorse per le nuove produzioni. Doveva riprofessionalizzare le maestranze e doveva rivoluzionare la organizzazione del lavoro per sfruttare intensivamente i nuovi e costosissimi impianti robotizzati per abbattere costi.

Il mercato dell’auto europeo si era impoverito almeno del 30%, e la quota già ristretta conquistata dalla Casa italiana era costituita da utilitarie a basso valore aggiunto. Marchionne aveva deciso di sparigliare tutto, con mosse orientate soprattutto ai mercati ricchi mediorientali ed americani, con auto di lusso di medio-grande cilindrata e con i marchi di glorie storiche italiche come la Maserati e l’Alfa. Per dare gambe al progetto aveva bisogno di una rete commerciale globale, e partners già insediati da tempo nel mercato: gli va male l’acquisto della tedesca Opel – con la Merkel contraria per non danneggiare Wolkwagen – ma riesce con operazioni complesse e senza capitali ad acquisire a tappe progressive la Chrysler, da tempo in gravi difficoltà. Insomma alla fine in Usa vende molte 500, Maserati, Alfa Romeo e Ferrari. La Chrysler riprende quota in Nordamerica, l’auto americana più prestigiosa, la Jeep, viene costruita anche in Italia, con i nuovi impianti di Melfi.

Ma all’inizio un progetto così ambizioso e complesso non fu compreso. Tant’è che le opposizioni di una parte del Sindacato diventarono sempre più accese. Non si voleva cambiare la organizzazione del lavoro e con essa tutta la normativa contrattuale del vecchio taylorismo. Ma l’azienda su questo era ferma: i nuovi impianti costati investimenti importanti a Pomigliano, a Mirafiori, a Grugliasco, a Melfi, a Cassino e Valdisangro, dovevano essere in attività 24 ore su 24, con tre turni da 8 ore. Era evidente che non si poteva contare sulla Fiom; Marchionne chiese a me ed Angeletti garanzie, senza le quali avrebbe abbandonato l’azienda a se stessa. Convinti della bontà del progetto industriale, che comunque non aveva alternative, facemmo il patto di andare avanti ad ogni costo, pur di ottenere gli investimenti e stabilità occupazionale. Incomincio’ una conflittualità inusitata da parte di Landini che fece molta eco, grazie all’appoggio palese dei media della carta stampata e televisiva. Il capo della Fiom, poteva contare sulla sinistra radicale ma anche sulla simpatia di buona parte del Pd. Poi c’era l’avversione di importanti banche italiane contro la Fiat che intanto si approvvigionava finanziariamente oltre oceano. Vennero a galla anche vecchi rancori ed invidie nel mondo imprenditoriale.

Landini intanto organizzava scioperi dove poteva e ricorreva ai giudici per ogni vicenda potesse minimamente argomentarsi. L’ accusa poggiava ad un supposto danneggiamento dei diritti contrattuali dei lavoratori procurato dal nuovo contratto di lavoro stipulato dalla Azienda con Fim CISL, Uilm, Fismic, Ugl. Ma i referendum che si fecero nelle fabbriche dettero ragione ai Sindacati firmatari. Ma Marchionne in quelle circostanze, manifestò inaspettatamente dati del suo carattere incontenibili. Irritato dal clima surriscaldato contro di lui, incominciò a rispondere attraverso i media colpo su colpo ed a utilizzare tutti i cavilli giuridici e contrattuali che gli sembravano utili per danneggiare la Fiom. A mio parere non era il modo più utile per fronteggiare la situazione già fortemente surriscaldata ed ebbi modo di dirlo pubblicamente provocando più volte il suo risentimento. D’altronde i lavoratori ci davano ragione ed non aveva senso dare a Landini la possibilità di apparire come vittima. Sembrava che L’Ad Fiat volesse giocare la sua partita su più tavoli; ad esempio in quello di Confindustria essendone uscito con molto rumore ed accusandola di venir meno agli interessi dell’Impresa.

Le sue recriminazioni riguardo la ostilità che percepiva della classe dirigente lo esasperava e ad ogni riunione le esprimeva. Talvolta persino con i Sindacati alleati aveva comportamenti non sempre piacevoli. In una occasione ho avuto uno sgradevole diverbio dovuto al fatto che avevo dichiarato alla stampa sulla sua retromarcia fatta su questioni contrattuali. Per questo mi chiamò al telefono per lamentarsi in modo molto ruvido. Gli risposi a tono che io prendevo ordini dal Sindacato anche se la mia lealtà sulla parola data non sarebbe cambiata.

Si fece perdonare presto per un accordo a favore della Fiat di Valdisangro che mi premeva. Su quel sito si rammaricava sovente con me, date le mie origini, dell’elevata percentuale di assenteismo. Gli proponemmo di aumentare la indennità fino al 100% della retribuzione delle ore straordinarie del sabato da far fruire solo a chi aveva una condotta lavorativa di orario ineccepibile. Io ed Angeletti lo aspettammo in una saletta privata dell’aeroporto di Ciampino: un ora di discussione e poi ripartì per Ginevra con il suo jet privato.

A distanza di anni si può dire che le innumerevoli accuse fatte contro gli accordi sindacali e contro la Fca (il nuovo acronimo della casa automotive italo americana), si sono rivelati privi di sostanza. In definitiva gli accordi sindacali hanno provocato gli unici importanti investimenti nella lunga crisi economica italiana. I posti di lavoro sono stati mantenuti se non aumentati, le casse integrazioni rarefatte, le vendite positive, i bilanci si chiudono con lauti guadagni. Si accusa la Fca di avere sede fiscale in Olanda, ma è questo il problema italiano. Se un paese europeo, pratica percentuali fiscali più basse che i nostri, il problema riguarda noi, essendo noi inseriti pienamente in un mercato internazionale di competizione. Esattamente come taluni ritenevano e ritengono ancora che il nostro paese possa avere relazioni sindacali a prescindere da ciò che avviene nella competizione di mercato globale.

Marchionne sarà stato dissacratore, litigioso, permaloso, irriverente come la sua mise anche in momenti formali istituzionali, ma ha dato risultati davvero importanti, nonostante il periodo nero del mercato europeo, nonostante una crisi ancora profonda in Italia, probabilmente perché è ancora difficile prendere atto che il re è davvero nudo.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

3 COMMENTS

  1. La Costituzione dice di una differente Visione rispetto ad un approccio assolutamente relativista e anticostituzionale che ha prodotto dal 1969 al 2014 l’annientamento del Sistema Industriale Italiano fondato sulla IMPRENDITORIA FAMILIARE … e distrutto a causa proprio della insipienza sindacale ferma sulle lotte di classe ottocentesche dove il Capitalista PADRONE sfruttava uomini donne e bambini operai … famiglie tolte alle campagne per renderle operai in catene di montaggio. Oggi il dramma è che non esistono più Imprenditori, ma solo managers di cui pochissimi bravi come Marchionne … e voi sindacalisti buoni a mettervi un distintivo per meriti che non avete. Dove siete stati sino a questa brillante operazione FCA?
    dOVE SONO STATI I GOVERNI DAL 1969 AL 2014?
    Forse che la famiglia Agnelli ed i loro sodali hanno perso qualcosa nei lunghi periodi di inettitudine dei Capitalisti e dei Sindacalisti? avete come sindacalisti accresciuto i vostri emolumenti e privilegi, con ottime buonuscite. Oggi mettete anche la coccarda di un accordo siglato di passaggio in una saletta di areoporto? Scherziamo?
    Chi ci rimette è L’italia e la Dignità del Popolo Italiano … barattato per qualche posto a Casteldisangro … ottimo per quei pochi … in danno dei molti imprenditori ed operai che OGGI, IN ITALIA, dei risultati di Marchionne, della FCA con utili all’estero e tasse all’estero, e dei compensi milionari dei leaders sindacali … non gliene può importare nulla perchè vessati dal fisco, da equitalia, e dalla corruzione di cui anche Voi e questa testimonianza siete plastica dimostrazione. Ecco un viedo di come Un Vero Governante difende i lavoratori in una fabbrica russa.

  2. E’ proprio così, lo predico da anni ormai, ovviamente non sono nessuno per essere ascoltato, non ho capitali da investire per farmi conoscere, anche se sono convinto che riuscirei a far meglio di molti scaldasedie che sono saldamente inchiodati in molti posti di comando, sia pubblico che privato, ma che ci sono arrivati solo per partitocrazia e non certo per meritocrazia. Hai proprio ragione, chi non ha capacità, sa fare benissimo una cosa: accordi sottobanco, corruzione, furti. L’economia, con queste persone, difficilmente potrà vedere il segno positivo, se qualche timido segnale ci sarà, sarà fatto, appunto, da quei bravi imprenditori che ancora, mosche bianche, sopravvivono.

LEAVE A REPLY