NELLA BANCA DEI SOGNI, LA RICCHEZZA DELLA VITA

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C’è una banca dei sogni, all’Università di Bologna. L’immaginazione notturna è una ricchezza, quando la realtà del giorno è povera di desideri. Non è soltanto, e non tanto, una fuga dalla realtà, anzi; piuttosto, è una “batteria” esistenziale, un racconto sul nostro stato di salute psico-fisica. È il nostro “confessionale” interiore, nel quale sveliamo con sincerità pensieri ed emozioni profonde, paure e ambizioni, attraverso simboli e metafore. Ed è la nostra ricchezza, per una vita più equilibrata, sana e felice.

Sulla rivista “International Journal of Dream Research”, due psicologi cognitivisti, Jacques Montangero e Corrado Cavallero, rispettivamente dell’Università di Ginevra e di Trieste, hanno pubblicato uno studio sulla struttura narrativa dei sogni, condotto su quelli “immagazzinati” nel loro ateneo. Quel “filmato” apparentemente destrutturato, senza un filo logico, che sembra senza senso, rivela informazioni importanti, sul nostro stato d’animo e sulle condizioni di equilibrio del nostro organismo e della nostra vita, e ha un suo linguaggio e una sua struttura di narrazione, diversa da quella “canonica”, ad occhi aperti, nella “sequenza di eventi che coinvolgono esseri umani che reagiscono ad altri o a eventi fisici, e che include alcuni eventi inaspettati, capaci di creare tensione nei protagonisti e un interesse negli ascoltatori o i lettori”, scrivono i due ricercatori. Nel sogno, non c’è un inizio preciso e una fine. Ci sono numerosi e inaspettati salti temporali e spaziali e cambi di situazione. Non è poi del tutto chiaro se l’ordine con cui viene raccontato al risveglio sia quello del sogno o non sia piuttosto una ricostruzione cosciente, da svegli, per dare un senso e trovare un significato. Il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, nell’opera “L’Interpretazione dei sogni”, chiamava appunto “elaborazione secondaria” questo meccanismo. Invece, nella narrazione “lucida”, il racconto ha “un contenuto e una struttura ben organizzati, che obbediscono a un piano generale. Tutte le parti della storia sono collegate e la fine è connessa a quello che precede e serve a risolvere la tensione che si è creata”.

Montangero e Cavallero hanno svegliato più volte, nel corso di una stessa notte, alcuni soggetti, chiedendo loro di raccontare il sogno appena fatto, facendolo poi ripetere al risveglio la mattina. Poiché il racconto non si discosta nei diversi momenti, ciò sembrerebbe fare presumere che il sogno abbia una sua coerenza narrativa. L’esperienza onirica ha la funzione di riorganizzare i ricordi e di immagazzinarli, consolidando le nuove esperienze. Il sogno, infatti, fornisce chiavi di lettura nuove del vissuto, mettendo in relazione elementi che sono separati durante il giorno, ai fini di una migliore consapevolezza quotidiana. Questa loro caratteristica è stata indagata, tra gli altri, dallo psichiatra americano Ernest Hartmann, della Tufts University School of Medicine di Boston, in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica tematica, “Sleep Medicine Clinics”. “I sogni sono iperconnettivi”, afferma Hartmann. Di notte, allora, siamo tutti scrittori, spontanei e di successo.

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