IMMIGRAZIONE, BERGOGLIO A LESBO IL 15 APRILE Viaggio del Papa in uno dei luoghi simbolo del dramma dei rifugiati

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A distanza di tre anni dalla visita di Papa Francesco nell’isola italiana di Lampedusa, a seguito di una delle più grandi tragedie che hanno segnato la storia moderna dell’immigrazione, Bergoglio fa ritorno nel cuore del Mare Nostrum. Venerdì 15 aprile, con un viaggio-lampo, organizzato con una altrettanta velocità, il Pontefice volerà sull’isola greca di Lesbo, divenuta negli ultimi mesi l’approdo obbligatorio per migliaia di profughi in fuga dal Medio Oriente, tormentato dalle guerre e dal terrorismo.

Il Papa si recherà in quella che si può definire una “periferia” del Vecchio Continente, per andare incontro all’enorme marea di uomini, donne e bambini che dal Medio Oriente cercano, attraverso la Grecia, di arrivare in Europa alla ricerca di un futuro migliore per i propri figli. L’imminente viaggio papale è stato concordato anche con la Chiesa ortodossa di Grecia. Il 21 marzo scorso, il vescovo ortodosso greco Gavril di Nea Ionia, giunse a Roma per concordare, in via riservata, i dettagli della visita.

Ad accogliere Francesco al suo arrivo a Lesbo ci sarà anche l’Arcivescovo di Atene Ieronimos II, assieme al Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Questa trasferta si inserisce nei “viaggi mensili” in luoghi simbolo della sofferenza umana che Papa Francesco ha deciso di realizzare una volta al mese durante questo Giubileo della Misericordia. Quello di aprile è un viaggio connesso alla tragedia dei migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, la stessa che alza muri e reticolati per non farli passare.

Lo scorso 28 febbraio, al termine dell’Angelus, Bergoglio innalzò al cielo la sua preghiera per il “dramma dei profughi che fuggono da guerre e altre situazioni disumane”. Il suo pensiero era rivolto a tutti quelle nazioni “in particolare, la Grecia che sono in prima linea” e “stanno prestando a essi un generoso soccorso, che necessita della collaborazione di tutte le nazioni”. Il Papa allora chiese “una risposta corale” da parte di tutta l’Europa, risposta che ancora oggi fa fatica ad arrivare.

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