IN VATICANO, L’INCONTRO CON I LEFEBVRIANI: SI VA VERSO IL MODELLO OPUS DEI Papa Francesco ha ricevuto sabato Bernard Fellay. La Sala Stampa: "E' stato positivo"

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opus dei

“Il Papa ha incontrato sabato in Vaticano Bernard Fellay, Superiore generale e diretto successore di monsignor Marcel Lefebvre alla guida della Fraternità San Pio X”. E’ quanto riporta il quotidiano “Il Foglio”. Secondo la testata italiana, il colloquio “è stato positivo”. Fonti vaticane affermano che tra Francesco e Fellay “l’intesa è buona”. Questo incontro sancisce un ulteriore passo verso la riconciliazione tra la Chiesa di Roma e la fraternità. La Santa Sede potrebbe riconoscere canonicamente i lefebvriani nella forma di una prelatura personale, come quella dell’Opus Dei, con ampi margini di autonomia.

Recentemente, sul sito della Fraternità è stata pubblicata un’intervista, tradotta in più lingue, dove Fellay “si mostrava assai disponibile al dialogo, sottolineando in più d’un passaggio l’apprezzamento per il Pontefice regnante: ‘Non mi stupirebbe – diceva – che ci considerasse come una di queste periferie alle quali dona palesemente la sua preferenza. E in quella prospettiva, usa l’espressione ‘compiere un percorso’ con la gente in periferia, sperando che si arriverà a migliorare le cose. Dunque, non è una volontà ferma di risolvere subito: un percorso va dove va… ma, alla fine, è abbastanza calmo, tranquillo, senza troppo sapere ciò che potrà risultare. Probabilmente, è questa una delle ragioni più profonde’”.

“E’ chiaro che Papa Francesco vuole lasciarci vivere e sopravvivere. Ha perfino detto, a chi lo vuole sentire, che non farebbe mai del male alla Fraternità – prosegue Fellay -. Ha anche detto che noi siamo cattolici. Ha rifiutato di condannarci per scisma, dicendo: ‘non sono scismatici, sono cattolici’, anche se dopo ha usato un termine un po’ enigmatico, cioè, che noi siamo in cammino verso la piena comunione. Questo termine ‘piena comunione’… sarebbe proprio bello una volta avere una definizione chiara, perché si vede che non corrisponde a niente di preciso. E’ un sentimento, un non si sa troppo bene cosa”.

Nel diritto della Chiesa Cattolica, la figura giuridica della prelatura personale è stata prevista dal Concilio Vaticano II. Il decreto conciliare “Presbyterorum ordinis, (del dicembre 1965) stabiliva che per “l’attuazione di peculiari iniziative pastorali in favore di diversi gruppi sociali in certe regioni o nazioni o addirittura in tutto il mondo”, si potessero costituire in futuro, fra altre istituzioni, “peculiari diocesi e prelature personali”.  Le prelature personali sono istituzioni rette da un Pastore; oltre al prelato vi è un presbiterio, composto di sacerdoti secolari, e vi sono i fedeli laici, sia uomini che donne.

Pertanto, le prelature personali sono istituzioni che fanno parte della struttura gerarchica della Chiesa, sono cioè una delle forme di auto-organizzazione che la Chiesa si dà per raggiungere le finalità che Cristo le ha assegnato, e presentano la peculiarità che i loro fedeli continuano a far parte anche delle chiese locali o delle diocesi dove hanno il domicilio. Per tali caratteristiche, fra le altre, le prelature personali si differenziano dagli istituti religiosi e di vita consacrata in generale, e dai movimenti e dalle associazioni di fedeli. Il Diritto canonico prevede che ogni prelatura personale sia retta dal diritto generale della Chiesa e da statuti propri. La Santa Sede riconoscerebbe alla Fraternità San Pio X questa peculiarità, reintegrandola, a tutti gli effetti, nella comunione con la Chiesa di Roma.

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