La luce di Francesco

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Nel mondo di oggi, in cui il flusso informativo è globalizzato, certe guerre esistono solo quando se ne parla. Ci indigniamo giusto il tempo di far cambiare data alla pagina web, ci comportiamo come pecore mettendo bandierine sui social network quando qualcuno ce le propone (o “impone”). Siamo pedine di un meccanismo, imprigionate senza accorgercene in uno scacchiere molto più grande di noi. Siamo miopi nel cuore, riuscendo a guardare soltanto quello che ci viene proposto dai mass media, che a loro volta, nella maggior parte dei casi, sono guidati da logiche di potere.

Ecco allora che, se ce lo suggeriscono, diventiamo tutti Charlie Hebdo, ci coloriamo il profilo con la bandiera francese e postiamo lacrime, preghiere e indignazione. Ma non ricordiamo il resto. Della strage in Pakistan in un parco giochi, ad esempio. Le vittime sono state per lo più donne e bambini… Com’è che non siamo diventati tutti pakistani? Poi, la terribile guerra in Yemen, seimila morti, civili trucidati nei bombardamenti, un terzo delle vittime del conflitto sono bambini… Come mai non siamo tutti yemeniti?

I media tradizionali non lo dicono, eppure, ogni giorno accade qualcosa in Yemen, appunto, come in Vietnam o in Africa. Il fatto che alcune notizie non vengano date, o alcuni conflitti non vengano più raccontati, non significa che non accada niente.

A risvegliare le coscienze su ciò che i potenti del mondo hanno tolto dal tavolo delle riunioni è Papa Francesco. Lo ha fatto ieri, ricordando la guerra in Ucraina, organizzando una colletta nelle chiese d’Europa per aiutare il popolo diperato; un conflitto che ha riempito le cronache dei giornali per quasi tutto il 2014 e parte del 2015, per poi scomparire dai radar dell’informazione. Lo ha fatto anche quando ha deciso di fare un pericoloso viaggio nel “continente nero” fino ad arrivare nel cuore di quel Centrafrica dove la violenza alimenta continuamente se stessa.

Intanto, nel Kurdistan turco va avanti una guerra a tutti gli effetti tra l’esercito turco e i separatisti del Pkk di cui si parla pochissimo. Un po’ di più, ma solo in caso di efferati crimini, si affaccia nei notiziari la Nigeria: il presidente Muhammadu Buhari, musulmano e militarista, aveva promesso il ritorno all’ordine e la sconfitta dei Boko Haram in Nigeria, ma i terroristi affiliati all’Isis non hanno abbandonato i territori nel Nord, occupati per intere regioni.

Il mondo dell’informazione accende e spegne i riflettori a proprio piacimento, oppure seguendo le indicazioni di qualcuno che in alto tira i fili, ben sapendo che la gran parte del pianeta aprirà gli occhi solo quando troverà l’orrore “on line” oppure “on air”. Francesco, come un moderno “lampionaio”, dà luce dove vede che qualcuno l’ha oscurata, restituendo colore ai volti delle mille sofferenze abbandonate nel buio dell’indifferenza.

Sta a noi – come nella Londra del 1690, quando fu emanata un’ordinanza che prescriveva ad ognuno di esporre un lume o una lanterna al calare del sole – lasciare accesa la nostra. “Per non dimenticare”, locuzione che va tanto di moda dire oggi. Davvero, però.

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