OGGI, GIORNATA MONDIALE CONTRO LE MINE ANTI-UOMO Circa 100milioni sono disseminate sul pianeta. De Mistura: "Colpiscono persone innocenti, soprattutto bambini"

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Ho visto saltare sulle mine anti-uomo e morire amici, colleghi, pastorelli, lungo la Linea Blu del confine libanese, ma anche in Afghanistan, perché, come mi spiegava un addetto all’interramento delle mine, questi ordigni sono ‘soldati perfetti’, non dormono mai, con la pioggia, il freddo, di notte, sono sempre pronti a colpire”. Si è espresso così Staffan de Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite in tante zone di guerra, oggi in Siria, alla vigilia della Giornata internazionale contro le mine indetta dall’Onu nella data di oggi, 4 aprile. La mobilitazione delle coscienze del mondo riguarda anche le bombe Cluster, gli Ieds, le Valmara, e i cosiddetti “Pappagallo verdi”.

Odio questi ordigni, perché colpiscono ad anni di distanza dai conflitti persone innocenti, contadini che tornano a lavorare i campi e soprattutto i bambini, che sono quelli che corrono di più e sono curiosi”, ha detto de Mistura all’agenzia d’informazione Ansa. “Le mine sono traditrici – continua il diplomatico –, con la pioggia e il movimento del terreno si spostano e anche chi le ha posizionate non le ritrova più”.

Le più pericolose sono quelle di plastica, che sfuggono ai rilevatori del metallo, ma non al fiuto addestrato dei cani, amici dell’uomo anche per lo sminamento.

Sono circa 100milioni, le mine anti-uomo disseminate nel mondo, che continuano a uccidere a distanza di decenni dal conflitto per le quali sono state collocate. Ogni anno perdono la vita migliaia di persone, i civili, specialmente i bambini, e le vittime crescono. Sono impressionanti, poi, i numeri delle persone che hanno perso un arto quando non la vita e sono rimaste mutilate nel corpo e nell’anima: almeno 20mila l’anno. La maglia nera è dell’Afghanistan, seguono Colombia, Angola, ex Birmania, Pakistan, Siria, Cambogia e Mali. Tra i Paesi europei, il più infestato dalle mine è la Bosnia; collocate durante la guerra civile degli anni Novanta, ancora sono disseminate su oltre il 2 percento del territorio. La bonifica non sarà ultimata prima del 2025.

La Convenzione di Ottawa ne vieta l’utilizzo, lo stoccaggio, la produzione, la vendita in tutti gli Stati del mondo, ma non tutti i Paesi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite hanno aderito. Tra i 36 Stati che non hanno firmato ci sono anche gli Stati Uniti d’America, che pure hanno annunciato nel 2014 lo stop alla produzione. Tra i firmatari c’è, invece, l’Italia, che negli anni Novanta era tra i maggiori produttori.

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