I FESTINI DELLA MORTE A BASE DI FARMACI Intervista allo psichiatra Paolo Crepet

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L’ultima moda all’insegna dell’“amore per la morte”, negli Stati Uniti, si chiama “Pharm Party”, trascritto in italiano come Farma-party, letteralmente la “festa dei farmaci”. I ragazzi, perlopiù adolescenti, rubano ai genitori farmaci dai cassetti per consumarli insieme agli amici, in modo casuale e senza limiti, anche mischiandoli, come se fossero patatine o popcorn. Anti-infiammatori, anti-influenzali e anti-dolorifici, perfino anti-depressivi, medicinali di ogni genere e grado di tossicità, vengono mescolati insieme in cocktails letali, a volte insieme alla frutta, in macedonie mortali. Una sorta di roulette russa a base di pillole, prese a manciate da una ciotola, spesso anche bevendo alcolici. Un mix devastante.

Il primo a darne notizia fu il quotidiano “Public Opinion”, nel 2002, dopo che un ragazzo che aveva partecipato ad uno di questi festini era entrato in coma. Uno studente liceale di 17 anni, Corey Suazo, è morto a causa di una miscela velenosa di un anti-dolorifico e cocaina. Questa insana abitudine sembra essere diventata addirittura un costume diffuso, nel Nuovo Continente, tanto che la Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia che regolamenta i farmaci, parla di una “epidemia” e ha pubblicato un video, sul suo sito web, per sensibilizzare sul problema e dare consigli su come evitare incidenti. Aumentano i ricoveri in ospedale. E il rischio che possa essere “importata” anche tra i giovani del Vecchio è alto, come avviene per quasi tutte le mode “made in USA”. Anche se così non fosse, però, ove si trattasse di una pratica a “stelle e strisce”, comunque, è un motivo di allarme sociale, etico, pedagogico e culturale, oltre che prioritariamente sanitario.

Negli Stati Uniti, si denuncia un uso eccessivo di farmaci, da oltre metà della popolazione, e anche un abuso di prescrizioni mediche, in particolare analgesici, anti-depressivi e farmaci per la tosse. Ed è uno schiaffo a chi guarda con ammirazione al Paese della Grande Mela.

Per restare in “casa nostra”, in Italia, nella Relazione annuale del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al Parlamento, nel 2015, veniva denunciato il pericoloso fenomeno del cosiddetto “bing drinking” tra i giovani, soprattutto di età tra i 18 e i 24 anni: il consumo smodato di alcolici, in vere e proprie abbuffate, spesso a stomaco vuoto, per ubriacarsi più velocemente, con gravi danni alla salute, al sistema immunitario e al cuore. Questa altrettanto insana moda riguarderebbe circa 8milioni e mezzo di italiani. Mentre un paio di anni fa si parlò, addirittura, della moda “vampirista” di bere sangue, ispirata dalle saghe “a tema”. E aumentano i connazionali che manifestano disturbi psichici di varia intensità: almeno uno su tre; oltre il 70 percento delle patologie compaiono entro i 25 anni.

Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Paolo Crepet.

Cosa spinge i ragazzi a queste forme di socialità malata e che fa ammalare, con comportamenti distruttivi e auto-lesionistici?
“Sono giovani nati in una società che vive di chimica, della pillola per ogni cosa: per dimagrire o per ingrassare, per il buon sesso, per la felicità. Copiano i nostri comportamenti e li estremizzano. L’abuso di farmaci tra gli adulti è ormai un fatto ed è spesso legato alla voluttà, non alla necessità. Non stupisce che i ragazzi cresciuti in questa società del farmaco per ogni cosa lo utilizzino in modo improprio, per motivi ludici. Ma, c’è un secondo aspetto da mettere in evidenza, sociologico, e cioè, che le famiglie non esistono più. I genitori, gli adulti, sono assenti. Ci sono padri e madri irresponsabili, che lasciano l’appartamento libero ai figli, a volte anche per giorni. E c’è una tolleranza sociale di questa realtà, come se fosse inevitabile. ‘Che ci vuoi fare? Ormai è così’, sentiamo dire. Non è affatto inevitabile, invece”.

Che rapporto hanno certe pratiche, come il Pharming Party, con il desiderio di libertà, l’attrazione per il pericolo e il fascino della morte, nei più giovani?
“È una caratteristica dell’età adolescenziale e giovanile, il desiderio di libertà, il bisogno di scoprire e oltrepassare il limite. E anche il fascino della morte. C’è una canzone di Lucio Battisti, degli anni Settanta, che si intitola ‘Emozioni”, che dice: ‘Guidare a fari spenti nella notte, per vedere se poi è così difficile morire’. Il fascino della morte è stato indagato anche da grandi letterati, come Goethe. I tempi modificano la forma, non la sostanza. Ma questa non è una consolazione, né una ragione per accettare ciò che accade passivamente. I ragazzi di oggi hanno anche una grande noia di vivere e la loro ricerca di emozioni è legata alla chimica”.

Che cosa distingue una moda, anche dannosa, da un vero e proprio disturbo psichiatrico, e come si interviene?
“Il disturbo non segue le mode. Sono due fenomeni diversi. Chi legge i giornali, partecipa alle discussioni sui Social, chi ha consapevolezza, non ha disturbi psichiatrici. Una presenza attenta e responsabile degli adulti è la forma migliore di intervento e di prevenzione”.

C’è una responsabilità culturale ed educativa, quindi, e politica?
“Sì, totale. Anche perché la politica è fatta dai peggiori genitori”.

Aumentano i cittadini che si rivolgono ai Centri di salute mentale, in Italia. Possiamo parlare di una malattia sociale, oggi? E da cosa è causata?
“Non necessariamente l’aumento di una richiesta di servizi di assistenza psichiatrica corrisponde ad un aumento del disagio. Si chiede l’aiuto pubblico perché quello privato costa troppo ed è il modo più semplice per ottenere la prescrizione di farmaci. I dati, però, sono preoccupanti, anche per quanto riguarda il consumo di psico-farmaci, in Europa. La crisi economica, l’aumento delle difficoltà e delle insicurezze quotidiane, l’incertezza e la precarietà creano squilibrio, individuale e sociale”.

Cosa cercano i giovani e cosa possiamo offrire loro, per una sana socialità e per uno sviluppo equilibrato?
“Innanzitutto, oggi è difficile definire un’età giovanile. Ci sono 40enni che si sentono ragazzi e 12enni che sono già adulti. Sono cambiati i parametri. Gli adolescenti hanno bisogno di modelli sani e di buone regole, in un accompagnamento alla crescita”.

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