MARTIN LUTHER KING: 48 ANNI FA VENIVA UCCISO IL PREMIO NOBEL PER LA PACE

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Sono passati 48 anni da quando Martin Luther King, attivista e Premio Nobel per la Pace, fu ucciso sul balcone della stanza 306 dell’Hotel Lorraine, a Memphis. Assieme ai suoi collaboratori, il leader spirituale stava organizzando un nuovo corteo per i diritti civili, ma all’improvviso fu colpito alla testa da un proiettile sparato con un fucile di precisione. Era il 4 aprile del 1968. Martin Luther King morì alle 19:05 al St. Joseph’s Hospital, dove era arrivato poche ore prima in condizioni disperate. Gli Stati uniti d’America e il mondo intero erano sotto chock. Nonostante l’appello del Presidente Johnson a non cedere alla violenza, si registrarono episodi di saccheggi, incendi, aggressioni.

Il giorno seguente l’omicidio, furono dispiegati ben 3mila agenti dell’Fbi per seguire il caso: gli uomini del Federal Bureau scoprirono che lo sparo era partito dalla stanza 5b della pensione Bessie Brower, che si trovava di fronte a quella dove alloggiava il pastore e ritrovarono l’arma del delitto, un Remington con mirino telescopico, abbandonato sul marciapiede di fronte ad un negozio vicino al luogo dell’omicidio. Sull’arma vennero ritrovate le impronte digitali di James Earl Ray, il quale venne arrestato l’8 giugno all’aeroporto di Heathrow a Londra mentre cercava di lasciare il Regno Unito con un falso passaporto canadese.

Luther King era un convinto sostenitore del metodo gandhiano della non-violenza ed era sicuro che, se applicato all’organizzazione delle campagne per i diritti, avrebbe consentito di attirare l’attenzione dei media e di denunciare la situazione in cui versava la comunità nera. Questa strategia, infatti, si rivelò vincente: i giornali e la televisione riportavano quotidianamente sia le manifestazioni di protesta (marce, boicottaggi, episodi di resistenza civile come i sit-in.) sia la violenza e lo stato di segregazione a cui erano sottoposti i neri.

Tutto ciò riuscì a convincere gran parte dell’opinione pubblica americana dell’importanza e della priorità che il problema dei diritti civili della comunità afroamericana aveva. La protesta di King in America, come come quella di Gandhi in India, si basò sempre su un approccio pacifico, fondato sul dialogo. Molte delle richieste di King e dei movimenti furono in seguito accolte e si tradussero in leggi degli Stati Uniti, grazie all’approvazione di documenti come il Civil Rights Act (1964) ed il Voting Rights Act (1965).

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