LA MISERICORDIA È “LA FORZA RISANATRICE DELL’AMORE”

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forza risanatrice

Essere misericordiosi significa “portare la tenerezza di Dio con gesti concreti e semplici”. Queste le parole di Papa Francesco nell’Omelia della Santa Messa che ha presieduto questa mattina in Piazza San Pietro per la Festa della Divina Misericordia, nella seconda Domenica di Pasqua.

Il Vangelo è il libro della misericordia di Dio, da leggere e rileggere, perché quanto Gesù ha detto e compiuto è espressione della misericordia del Padre”, ha detto il Pontefice. “Non tutto, però, è stato scritto; il Vangelo della misericordia rimane un libro aperto, dove continuare a scrivere i segni dei discepoli di Cristo, gesti concreti di amore, che sono la testimonianza migliore della misericordia”. Dunque, “siamo tutti chiamati a diventare scrittori viventi del Vangelo”. La Buona Notizia è ogni giorno, nell’amore fraterno, concreto e operante, disinteressato, di cui siamo portatori e testimoni. L’amore che rigenera dal dolore e dalla sofferenza. “Lo possiamo fare mettendo in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale, che sono lo stile di vita del cristiano. Mediante questi gesti semplici e forti, a volte perfino invisibili, possiamo visitare quanti sono nel bisogno, portando la tenerezza e la consolazione di Dio. Si prosegue così quello che ha compiuto Gesù nel giorno di Pasqua, quando ha riversato nei cuori dei discepoli impauriti la misericordia del Padre, effondendo su di loro lo Spirito Santo che perdona i peccati e dona la gioia”.

Questo significa “uscire da noi stessi, per testimoniare la forza risanatrice dell’amore”, combattere la tentazione alla “chiusura del cuore”. “Cristo, che per amore è entrato attraverso le porte chiuse del peccato, della morte e degli inferi, desidera entrare anche da ciascuno per spalancare le porte chiuse del cuore. Egli, che con la risurrezione ha vinto la paura e il timore che ci imprigionano, vuole spalancare le nostre porte chiuse”.

“Vediamo davanti a noi un’umanità spesso ferita e timorosa, che porta le cicatrici del dolore e dell’incertezza”, ha detto il Papa. “Di fronte al grido sofferto di misericordia e di pace, sentiamo oggi rivolto a ciascuno di noi l’invito fiducioso di Gesù: ‘Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi’”. Così, nell’amore fraterno, amorevole, compassionevole, che sappiamo portare a chi si trova nella sofferenza, “ogni infermità può trovare nella misericordia di Dio un soccorso efficace”. La misericordia, infatti, è “venire incontro a tutte le povertà e liberare dalle tante forme di schiavitù che affliggono il nostro mondo”. L’amore di Dio “vuole raggiungere le ferite di ciascuno, per medicarle”.

Dunque, “essere apostoli di misericordia significa toccare e accarezzare le piaghe di Cristo, presenti anche oggi nel corpo e nell’anima di tanti suoi fratelli e sorelle”. Così, “curando queste piaghe professiamo Gesù, lo rendiamo presente e vivo; permettiamo ad altri, che toccano con mano la sua misericordia, di riconoscerlo ‘Signore e Dio’, come fece l’apostolo Tommaso”. È “questa la missione che ci viene affidata”.

I cristiani sanno avere “il cuore paziente e aperto”, sono i “buoni samaritani”, che “conoscono la compassione e il silenzio dinanzi al mistero del fratello e della sorella”, sono “servi generosi e gioiosi, che amano gratuitamente senza pretendere nulla in cambio”.

Questa è la pace di Gesù per gli uomini del nostro tempo. “Non è una pace negoziata, non è la sospensione di qualcosa che non va”: è “la pace che proviene dal cuore del Risorto, la pace che ha vinto il peccato, la morte e la paura; è la pace che non divide, ma unisce; è la pace che non lascia soli, ma ci fa sentire accolti e amati; è la pace che permane nel dolore e fa fiorire la speranza”. “asce e rinasce sempre dal perdono di Dio, che toglie l’inquietudine dal cuore”. Questa è la missione affidata ai credenti della Chiesa di Cristo: “Siamo nati in Cristo come strumenti di riconciliazione, per portare a tutti il perdono del Padre, per rivelare il suo volto di solo amore nei segni della misericordia”.

L’amore di Dio è per sempre, la misericordia di Dio è eterna: “non finisce, non si esaurisce, non si arrende di fronte alle chiusure, e non si stanca mai”. “In questo “per sempre” troviamo sostegno nei momenti di prova e di debolezza, perché siamo certi che Dio non ci abbandona”, ha continuato Papa Francesco. “Egli rimane con noi per sempre” e ci ama di “un amore così grande, che ci è impossibile comprendere”. Ecco, quindi, la nostra preghiera: “Chiediamo la grazia di non stancarci mai di attingere alla misericordia del Padre e di portarla nel mondo; chiediamo di essere noi stessi misericordiosi, per diffondere ovunque la forza del Vangelo, per scrivere quelle pagine del Vangelo che l’apostolo Giovanni non ha scritto”.

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