TARANTO, 200 ESPULSIONI DA HOT SPOT DI MIGRANTI MAROCCHINI Avevano rifiutato la protezione internazionale. Gara di solidarietà tra le associazioni di volontariato

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Nuova emergenza migranti nell’hotspot di Taranto. Sono stati respinti circa 200 dei 400 migranti giunti nella città pugliese a fine marzo per l’identificazione, dopo che erano sbarcati a Reggio Calabria. I migranti marocchini sono stati muniti di provvedimento di espulsione firmato dal questore di Taranto, Stanislao Schimera, dopo essersi rifiutati di avvalersi di “protezione internazionale”. Ora, secondo la legge italiana in fatto di immigrazione, dovranno lasciare il Paese entro sette giorni e sono liberi di circolare sul territorio nazionale.

In una quarantina, si sono recati subito alla stazione ferroviaria con l’intento di partire per il Nord. Non tutti gli extracomunitari sono riusciti nell’intento, per mancanza dei soldi necessari all’acquisto del biglietto ferroviario. Alcuni hanno trascorso la notte nell’ex palestra Ricciardi, sede della locale Protezione civile. Nel foglio di via si precisa che il migrante colpito dal provvedimento “è sprovvisto del permesso di soggiorno” e risulta “irregolare sul territorio nazionale”. Ora c’è il concreto pericolo che, scaduta la settimana in cui è consentita la libera circolazione sul territorio nazionale, parte dei migranti passi alla clandestinità (rischiando una multa da 10 a 20mila euro) o finisca arruolata dalla criminalità.

“Ci siamo subito attivati per garantire almeno la cena e un posto per dormire – racconta il sindaco Stefàno, parlando della gara di solidarietà delle diverse associazioni – ma il Ministero non ci ha dato direttive. Ancora una volta lavoriamo in emergenza. Chiederemo come fornire un aiuto per raggiungere il luogo dove vogliono andare, non possiamo abbandonarli così”. Per le associazioni tarantine si tratta di un problema politico e sociale. “Non è una novità, da tempo sosteniamo che il respingimento all’hotspot sarebbe diventato una bomba sociale”, commenta Enzo Pilò dell’associazione Babele. “L’hotspot non è previsto dalla legge italiana, è solo frutto di un accordo europeo. Noi non sappiamo di fatto cosa avviene lì dentro e se i migranti siano adeguatamente informati sul loro status”.

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