BURUNDI, VIA LIBERA DELL’ONU PER LA POLIZIA A TUTELA DEI CIVILI Il Paese centro-africano dilaniato dai conflitti interetnici tra Hutu e Tutsi

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità una risoluzione per lo schieramento di forze di polizia dell’Onu in Burundi, per contrastare un aumento delle violenze nel Paese, dopo la contestata rielezione del Presidente Pierre Nkurunziza.

Il piccolo Stato centro-africano è dilaniato da una guerra intestina fratricida, per la quale non si contano omicidi, torture e sparizioni, in un clima di terrore che ha costretto più di 250mila persone a fuggire nei Paesi vicini. Le violenze di natura interetnica tra hutu e tutsi sono peggiorate dall’aprile 2015, quando il presidente Nkurunziza ha deciso di candidarsi per il terzo mandato consecutivo, sfruttando una controversa interpretazione della Costituzione, vincendo poi le contestatissime elezioni nel mese di luglio, con quasi il 74 percento delle preferenze.

Da allora, al gennaio di quest’anno, come denunciato da parte dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Raad al-Hussein, almeno 439 persone sono state uccise. Dal Palazzo di vetro ora si teme che le violenze degenerino in un nuovo genocidio etnico contro la minoranza tutsi (conosciuta con il nome popolare di Watussi) che rappresenta solo il 15 percento della popolazione. La risoluzione approvata lo scorso venerdì 1 aprile prevede che il Segretario generale Ban Ki-Moon si consulti con il governo del Burundi e si coordini con l’Unione Africana, al fine di presentare, entro 15 giorni, opzioni per il dispiegamento di agenti delle Nazioni Unite a tutela della popolazione civile.

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