“LA MISERICORDIA È COME UNA MADRE CHE SI CHINA A DAR DA MANGIARE AL FIGLIO” Papa Francesco celebra in piazza San Pietro la veglia di preghiera con i devoti della Divina Misericordia

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“Noi non abbiamo un Dio che non sappia comprendere e compatire le nostre debolezze. Proprio in forza della sua Misericordi,a Dio si è fatto uno di noi”. Sotto un cielo limpido, già tinto di rosso al tramonto di un sole primaverile che aveva riscaldato tutta la giornata della vigilia della Festa della Divina Misericordia, in una piazza San Pietro gremita di fedeli, Papa Francesco ha iniziato così la veglia di preghiera, introdotta da canti e letture bibliche, con le testimonianze di chi ha sperimentato la “carezza” della misericordia di Dio.

“Condividiamo con gioia e riconoscenza questo momento di preghiera che ci introduce nella Domenica della Misericordia, tanto desiderata da San Giovanni Paolo II, per dare compimento a una richiesta di santa Faustina”, ha detto il Papa. I brani che sono stati ascoltati, ha commentato, “aprono squarci di luce e di speranza, per entrare nel grande oceano della misericordia di Dio”.

Alla domanda: “Quanti sono i volti della sua misericordia, con cui Lui ci viene incontro?”, la risposta di Papa Bergoglio è secca: “Sono veramente tanti, è impossibile descriverli tutti, perché la misericordia di Dio è un continuo crescendo. Dio non si stanca mai di esprimerla e noi non dovremmo mai abituarci a riceverla, ricercarla e desiderarla. È qualcosa di sempre nuovo, che provoca stupore e meraviglia nel vedere la grande fantasia creatrice di Dio quando ci viene incontro con il suo amore”.

A tutti i popoli, “Dio si è rivelato manifestando più volte il suo nome”, che è “il misericordioso”. Così come è grande e infinita “la natura di Dio, così grande e infinita è la sua misericordia”. Una misericordia talmente immensa e smisurata “che appare un’impresa ardua poterla descrivere in tutti i suoi aspetti”. Nella Bibbia si scopre che la misericordia “è anzitutto la vicinanza di Dio al suo popolo. Una vicinanza che si manifesta principalmente come aiuto e protezione”. È “la vicinanza di un padre e di una madre che si rispecchia in una bella immagine del profeta Osea: ‘Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare'”.

Per Papa Francesco, quest’immagine è significativa: “Dio prende ciascuno di noi e ci solleva fino alla sua guancia. Quanta tenerezza contiene e quanto amore esprime! Ho pensato a questa parola del profeta quando ho visto il logo del Giubileo. Gesù non solo porta sulle sue spalle l’umanità, ma la sua guancia stretta con quella di Adamo, a tal punto che i due volti sembrano fondersi in uno”. Non è vero che il nostro Dio non sa “comprendere e compatire le nostre debolezze. Al contrario! Proprio in forza della sua misericordia, Dio si è fatto uno di noi”.

Nel citare il documento del Concilio Vaticano II “Gaudium et spes”, il Pontefice ha sottolineato come, “con l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. “Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato”.

Quindi, in Cristo “non solo possiamo toccare con mano la misericordia del Padre, ma siamo spinti a diventare noi stessi strumento della sua misericordia”. Può essere facile parlare di misericordia, mentre è più impegnativo diventarne concretamente dei testimoni. “È questo un percorso che dura tutta la vita e non dovrebbe conoscere alcuna sosta. Gesù ci ha detto che dobbiamo essere misericordiosi come il Padre”.

Sono tanti i volti della misericordia di Dio. “Essa ci viene fatta conoscere come vicinanza e tenerezza, ma in forza di questo anche come compassione e condivisione, come consolazione e perdono. Chi più ne riceve, più è chiamato a offrirla, a condividerla; non può essere tenuta nascosta né trattenuta solo per sé stessi”. È qualcosa che “brucia il cuore e lo provoca ad amare, riconoscendo il volto di Gesù Cristo soprattutto in chi è più lontano, debole, solo, confuso ed emarginato. La misericordia va alla ricerca della pecora perduta, e quando la ritrova esprime una gioia contagiosa. La misericordia sa guardare negli occhi ogni persona; ognuna è preziosa per lei, perché ognuna è unica”.

Dio ci è vicino, ci accarezza. E quando ci tocca, “la misericordia non può mai lasciarci tranquilli. È l’amore di Cristo che ci ‘inquieta’ fino a quando non abbiamo raggiunto l’obiettivo, che ci spinge ad abbracciare e stringere a noi, a coinvolgere quanti hanno bisogno di misericordia, per permettere che tutti siano riconciliati con il Padre”. Di essa “non dobbiamo avere timore: è un amore che ci raggiunge e coinvolge a tal punto da andare oltre noi stessi, per permetterci di riconoscere il suo volto in quello dei fratelli. Lasciamoci condurre docilmente da questo amore e diventeremo misericordiosi come il Padre”.

Lo Spirito Santo, che “è Amore”, è “la Misericordia che si comunica nei nostri cuori”. Deve essere Lui a guidare i passi di ognuno di noi. “Non poniamo ostacoli alla sua azione vivificante, ma seguiamolo docilmente sui sentieri che Lui ci indica. Rimaniamo con il cuore aperto, perché lo Spirito possa trasformarlo”, è l’appello, in conclusione di Papa Beroglio. “E così, perdonati e riconciliati, diventiamo testimoni della gioia che scaturisce dall’aver incontrato il Signore Risorto, vivo in mezzo a noi”.

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