ASSASSINIO REGENI: IL 5 APRILE, L’INCONTRO TRA INVESTIGATORI EGIZIANI E ITALIANI Il Ministero dell’Interno al Cairo ha preparato un dossier “sulle circostanze dell’omicidio”. I Servizi Segreti egiziani seguivano Giulio da giorni

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Regeni

Roma attende di ricevere un rapporto dettagliato sull’uccisione al Cairo, ancora avvolta nel mistero informativo, del giovane ricercatore Giulio Regeni, il cui corpo senza vita e martoriato da prolungate torture è stato trovato sull’autostrada in direzione Alessandria d’Egitto, il 3 febbraio scorso. Sollecitato varie volte dall’autorità giudiziaria italiana, sembra che sarà finalmente consegnato il prossimo martedì 5 aprile, nell’incontro tra gli investigatori italiani ed egiziani in programma a Roma, nella sede della Criminalpol ad Anagnina. Alla sua conclusione, il ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni relazionaerà con una informativa urgente alla Camera dei Deputati.

Per la prima volta, il governo egiziano sembra ammettere che Regeni era seguito dai propri Servizi segreti. Non è escluso, però, che si voglia attribuire la responsabilità dell’accaduto ai Servizi deviati. E, in un’intervista rilasciata al quotidiano nazionale “Al Shourouk”, mentre si trovava a Washington per il Summit sulla Sicurezza nucleare, il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukri ha dichiarato che “l’uccisione di Giulio Regeni è un atto isolato, e bisogna valutarlo in questo quadro, considerando la determinazione e l’impegno totale del governo e degli apparati di sicurezza nello sforzo di scoprire la verità e arrestare gli assassini”.

Fonti della sicurezza hanno dichiarato al quotidiano locale “Akhbar el-Yom” cheuna delegazione egiziana di sicurezza ha deciso di recarsi in Italia per presentare gli ultimi risultati dell’inchiesta egiziana sul caso”. Il ministero dell’Interno dell’Egitto avrebbe preparato un “dossier completo sulle circostanze dell’omicidio” da consegnare al procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone. Quest’ultimo, insieme al pubblico ministero Sergio Colaiocco, si è detto convinto che si tratti di una documentazione “indispensabile” per fare passi in avanti verso la verità, dopo i numerosi tentativi di depistaggio operati dalle autorità egiziane. L’ultimo, temporalmente, quello di lasciare intendere che ci fosse un coinvolgimento di Regeni nel traffico di reperti archeologici gestito da bande criminali locali. Versione, questa, che sembrerebbe in parte essere confermata anche nel rapporto preparato per la consegna alle autorità giudiziarie italiane.

Il “dossier Regeni” include – secondo le fonti – numerosi documenti, anche fotografici e video, “ottenuti dagli apparati di sicurezza egiziani”, insieme a “informazioni complete su Giulio, da quando è arrivato al Cairo fino al momento della sua scomparsa e del ritrovamento del suo cadavere, sui suoi numerosi rapporti e sui suoi incontri con gli operai e i responsabili di alcuni sindacati, sui quali stava compiendo ricerche”.

Nel rapporto, sono contenutetestimonianze dettagliate degli amici sui suoi movimenti negli ultimi giorni al Cairo e quelle dei suoi vicini di appartamento nel quartiere Doqqi a Giza”, così come “tutti i dettagli della morte degli elementi della banda presso la quale sono stati ritrovati gli effetti personali di Regeni, importanti informazioni su questa banda e sui suoi crimini, come la rapina ai danni dell’italiano ‘Davide’ alcuni mesi fa al Cairo”. Gli egiziani investigatori mostreranno “gli effetti personali trovati a casa della sorella del principale imputato della banda Qalyubiya, ovvero, una borsa rossa con uno stemma della bandiera italiana”, che conteneva “un portamonete di pelle marrone, il passaporto di Giulio Regeni, il tesserino dell’Università americana e quello dell’Università di Cambridge, un visto e due cellulari”.

Il ministro dell’Interno egiziano ha inserito nel dossier le sue “ipotesi sull’accaduto, i suoi risvolti e il modo in cui sta gestendo il caso”. “Il ministero – si legge nella dichiarazione governativa–ha promesso di prodigare nuovi sforzi in coordinamento con il team italiano per individuare gli assassini coinvolti nell’omicidio di Regeni e presentarli alla giustizia al più presto”.

La vicenda è molto complicata. C’è il massimo impegno e sforzo affinché i magistrati italiani possano avere accesso a tutte le carte. Siamo impegnati perché ciò accada senza alcun tentennamento”, aveva commentato il premier Matteo Renzi nei giorni scorsi. Proprio alla luce della complessità della situazione, della delicatezza dei rapporti diplomatici e della vasta area geografica in cui sono stati rinvenuti indizi sull’assassinio, il procuratore generale Pignatone ha deciso di formare un team d’inchiesta, composto da membri dell’ufficio tecnico, per collegare tutti i filoni dell’indagine.

Nell’imminenza dell’incontro del prossimo 5 aprile, si è svolta una riunione al Palazzo di Giustizia a Roma del pm Colaiocco con i sei investigatori del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato (Sco) e del Raggruppamento Speciale dei Carabinieri (Ros), che per oltre un mese hanno svolto indagini in Egitto. Dalla discussione odierna sarebbe emersa l’esigenza di acquisire tra gli atti richiesti agli egiziani anche i tabulati telefonici e il traffico di celle telefoniche relative a una decina di persone tra amici e conoscenti di Giulio Regeni, per ricostruire gli spostamenti del ricercatore italiano nei giorni precedenti alla sua scomparsa.

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