MARINO AL VETRIOLO SU RENZI: “NON AMA ROMA E TRATTA CON I LOBBISTI” Presentato il libro "Un marziano a Roma". L'ex sindaco: "Il premier guida un governo di centrodestra. Tutto chiarito col Papa"

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Non scioglie le riserve sulla ricandidatura al Campidoglio ma approfitta della platea per affondare il colpo su Matteo Renzi. Proprio lui “unico mandante” della congiura ordita a suo danno. Una manovra politica, a suo dire, messa in atto per impedirgli di portare a termine il rinnovamento di Roma. Ignazio Marino rispedisce al mittente le critiche. Se la Capitale negli ultimi anni è addirittura peggiorata le colpe non sono della sua giunta ma dei poteri sedimentati con cui ha combattuto per due anni e che alla fine si sono rivelati più forti di lui. La presentazione del libro “Un marziano a Roma” ha dato all’ex sindaco la possibilità di togliersi più di un sassolino dalla scarpa. Il premier, questa è l’accusa, si siede al tavolo delle stesse lobby che Marino ha cercato di contrastare e in più non ama la Città Eterna.

“Se avessi seguito tutti i consigli del Pd forse mi avrebbero messo in una cella d’isolamento” ha subito incalzato Marino, “c’è stato un capo del governo non eletto da nessuno che ha indicato un commissario governativo al posto di un sindaco eletto dai centinaia di migliaia di cittadini. Credo questa sia una lesione di democrazia che è stata considerata con molta attenzione e preoccupazione dalle cancellerie di tutti i paesi stranieri”.

Marino ha raccontato che “dovevamo sganciare Roma dalle lobby, ma Renzi preferisce sedersi ai tavoli con le lobby. Avevo grandi aspettative nei suoi confronti nel momento in cui lui aveva un ruolo politico nazionale – ha aggiunto – Renzi pronunciava parole in cui mi riconoscevo, come quelle sulle liberalizzazioni delle aziende che al Comune non servivano o sulle scelte delle persone da fare sulla base dei curricula. Da quella affermazioni siamo passati alle scelte dei direttori Rai e delle reti. Se l’avesse fatto Berlusconi molti giornali si sarebbero ribellati”.

L’ex sindaco ha accusato il presidente del Consiglio di non amare Roma. “Parigi riceve dal governo nazionale un miliardo all’anno per gli extra costi della città. Questa città accoglie mediamente 1400 manifestazioni nazionali all’anno, la giornata di canonizzazione dei due Papi è costata circa 7 milioni pagati con i soldi dei contribuenti romani. Io penso che una giornata come quella è una giornata di carattere nazionale per cui evidentemente occorrono anche i denari della nazione. Qui servono investimenti sulla Capitale, ma bisogna amarla la capitale, evidentemente il nostro capo del Governo non ama Roma”.

E poi è andato giù duro contro Renzi anche sulla questione della trasparenza. “Quando verrò chiamato spiegherò a proposito di questi 12 mila euro che mi vengono imputati”. Ma “mi piacerebbe che la stessa trasparenza venisse utilizzata dal capo del Governo che ha speso in un anno come presidente della Provincia di Firenze 600 mila euro in spese di rappresentanza, rapidamente archiviate dalla magistratura contabile. Io ritengo di non aver nulla di più da spiegare di quel che ho fatto”.

Negativo anche il giudizio sul Governo e sulle alleanze della maggioranza. “Questo è un Governo di centrodestra. Alla sanità c’è la Lorenzin, agli Interni Alfano. Avevamo Lupi alle Infrastrutture e in Senato c’è l’appoggio di Verdini che non è stato certo eletto dal popolo di sinistra. Penso tutto il male possibile: quelli che come me sono andati a votare nel 2013 volevano un governo di centrosinistra. Non volevano cacciare Veltroni o D’Alema per avere Verdini”.

L’ex sindaco però non ha sciolto la riserva su una nuova candidatura nella corsa al Campidoglio. “Non è questa la sede, non ho detto né si, né no. Non faccio nessun balletto, i balletti li fanno i giornali” ha detto Marino. Un passaggio del colloquio di 90 minuti con i giornalisti è stato dedicato anche a Papa Francesco, col quale ha assicurato di aver chiarito i rapporti. “Ho avuto un incontro il primo febbraio con il Papa. Abbiamo avuto una lunga e piacevole conversazione in cui ho ripercorso la mia visione dei fatti e sicuramente non va a attribuito a lui quel che va attribuito a Renzi o al Pd. Ho usato queste parole e con la sua autorizzazione le ho riportate. Abbiamo stabilito che avrei raccontato non solo quell’incontro ma anche altri con lui e che egli avrebbe riletto il testo prima della pubblicazione”.

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