CASO MARO’: PRIME UDIENZE PER IL RIENTRO IN ITALIA DI GIRONE Inizia l'arbitrato davanti alla Corte permanente dell'Aja. Modi prova a ricucire lo strappo con Roma

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Il caso Marò entra nel vivo. Mercoledì e giovedì presso la Corte permanente di arbitrato dell’Aja si terranno infatti le udienze sul rientro in Italia di Salvatore Girone, attualmente in India, in attesa che termini la procedura di arbitrato.

L’11 dicembre l’Italia ha chiesto formalmente la revoca delle cosiddette “misure provvisorie in attesa che la Corte decida quale sarà il Paese che dovrà giudicare i due fucilieri di Marina” accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. La Corte si pronuncerà sul caso verso agosto 2018.

Intanto, in occasione del 13mo vertice Ue-India in programma oggi a Bruxelles, il premier indiano Narendra Modi potrebbe tentare di ricucire lo strappo con l’Italia. Secondo quanto riferiscono fonti indiane, Modi cercherà una distensione sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il cui caso si è trascinato stancamente nelle aule indiane per quasi 4 anni (15 febbario 2012) ed ora pende presso la Corte Permanente di Arbitrato dell’Aja, chiamata a decidere chi dovrà giudicare i due fucilieri di Marina.

Stando alle fonti, New Delhi punterebbe a trovare una soluzione – almeno sul ritorno di Girone in Italia in attesa della fine dell’arbitrato – per superare il veto italiano all’ingresso dell’India nel prestigioso club “Missile Technology Control Regime” (Mtcr). Quest’ultimo è un accordo tra 34 Paesi per la prevenzione della proliferazione di missili in grado di trasportare armi di distruzioni di massa fondato nel 1987 e di cui l’Italia è co-fondatrice. New Delhi, dopo la bocciatura italiana dello scorso anno (per entrare serve l’unanimità dei membri), ripresenterà domanda di adesione alla prossima plenaria in programma ad ottobre. ​

“Abbiamo sempre creduto nella necessità di avere buone relazioni con l’Italia. Per noi l’Italia è un partner chiave europeo”, ha dichiarato Nandini Singla, alto funzionario del ministero degli Esteri che ha preferito non sbilanciarsi su eventuali contatti tra governi, ricordando invece il caso dei Marò non è più un problema bilaterale da quando se ne occupa la Corte Permanente di Arbitrato dell’Aja.

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