VORAGINE A CENTOCELLE: I CANDIDATI SINDACI SI SFIDANO SULLE ROVINE DI ROMA Bertolaso e Marchini: "Città abbandonata dalla vecchia politica". Meloni: "Quattordici famiglie sono per strada". Giachetti: "Per fare il sindaco non servono i super poteri"

493
voragine centocelle

La voragine che lunedì sera si è aperta a Centocelle rappresenta bene tutti i problemi di Roma. Una città per anni abbandonata a se stessa in cui scarso senso civico e inefficienze amministrative hanno favorito il degrado. E puntualmente il disagio occorso al quartiere periferico della Capitale è stato cavalcato dai candidati sindaci. Secondo Guido Bertolaso la buca è la “metafora dell’abbandono di Roma, una città che sprofonda per colpa della cattiva politica. Roma ha bisogno di cura, manutenzione e amore, non di trampolini della vecchia politica”.

Stesso tono anche da parte di Alfio Marchini. “La voragine di Centocelle fotografa una situazione kafkiana – ha spiegato -. Mentre i partiti si interrogano su centrodestra e centrosinistra la città sprofonda. Come sempre, nessun responsabile. E’ tempo di andare oltre i vecchi schemi”. Nel campo del centrodestra, dove più che amalgamarsi i partiti sembrano sempre più distanti, a puntare il dito è anche Giorgia Meloni, in corsa per FdI: “Questa mattina Fratelli d’Italia ha effettuato un sopralluogo in via di Centocelle – ha scritto su Facebook la presidente del partito – . Da giorni i cittadini, allarmati da una sospetta perdita d’acqua, sollecitavano l’intervento delle autorità competenti per evitare un disastro annunciato. Ma nessuno si è degnato di fare qualcosa e ora 14 famiglie sono per strada. Basta chiacchiere: a Roma servono investimenti adeguati per prevenire degrado e incuria, che mettono a rischio l’incolumità dei romani”.

Polemico Francesco Storace secondo cui “la presunzione dei candidati preferiti dal cosiddetto centrodestra lascia gli elettori attoniti. Noi concluderemo lunedì prossimo le operazioni di raccolta delle candidature per la lista Storace sindaco di Roma e terremo alta una bandiera di moralità di fronte ai comportamenti infantili di una coalizione che passa il tempo ad accoltellarsi alla schiena, comprese le candidature in zona Cesarini”.

Sul versante opposto, ma non meno frastagliato, del centrosinistra romano, Roberto Giachetti (candidato dem alla prima poltrona di Palazzo Senatorio) ha parlato più in generale della cura della città, citando il film di Mainetti “Lo chiamavano Jeeg Robot”: “Per fare bene il sindaco di Roma ci vorrebbero i superpoteri – ha scritto su Fb -. Ma forse no. Forse per fare il sindaco di Roma bastano poteri ‘normali’. Il potere di dire no a chi ha più potere di te. Il potere di una storia pulita e di un futuro libero. Il potere di chi non si è mai fatto sedurre dal potere. Se ho questi poteri oppure no, sarete voi a deciderlo, con il vostro voto. Nel frattempo il tuffo nel Tevere me lo risparmio. ‘Jeeg Robè’ può aspettare'”. Per Stefano Fassina, candidato sindaco della sinistra, invece, quello che è successo “dimostra che questa città ha un bisogno enorme di manutenzione e di cura. In particolare le periferie presenti nell’agenda della politica soltanto in campagna elettorale”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS