YEMEN, L’INFERNO DEI BAMBINI

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“A un anno dall’intensificarsi del conflitto in Yemen, quasi il 90 per cento dei bambini necessita di aiuti umanitari d’emergenza. Dieci milioni di minori sono in una situazione disperata, che viene ampiamente ignorata. Un’intera generazione di bambini è stata abbandonata al proprio destino”. È la denuncia accorata di Edward Santiago, il direttore generale di Save the Children in Yemen, dove, un anno fa, una coalizione di Stati arabi guidata dall’Arabia Saudita, confinante a nord con il Paese tra i più poveri al mondo e tra i meno sviluppati del Medio Oriente, ha commesso crimini di guerra, anche attraverso l’utilizzo di bombe a grappolo e bombardamenti di scuole e ospedali, sui quali è intervenuta più volte Amnesty International. In ottobre e dicembre scorso, erano stati colpiti anche due centri di pronto soccorso di Medici senza Frontiere. Quasi la totalità dei colpiti dalla violenza bellica sono civili. E soprattutto bambini.

I minori, come sempre, sono le principali vittime, innocenti tra gli innocenti. Oltre 2mila sono morti in un anno sotto le bombe. E non è la morte il male peggiore. C’è l’orribile fenomeno della tratta, del commercio dei bambini, comprati da coppie sterili o da loschi criminali per i fini illegali e immorali più disparati, venduti perlopiù per indigenza. Nell’indifferenza generale dei Paesi occidentali, alcuni dei quali armano le mani e le menti assassine. “Le nazioni ricche stanno chiudendo gli occhi di fronte alle sofferenze dei bambini e in alcuni casi fanno affari per miliardi di dollari vendendo armi che continuano ad essere utilizzate contro i civili”, dichiara il direttore. “Nello scegliere di sostenere l’azione militare e ignorando le conseguenze devastanti per i civili, i governi internazionali stanno esacerbando la crisi e mettendo a repentaglio la vita dei bambini”, spiega Santiago. “Per milioni di loro, il terrore di attacchi aerei e dei bombardamenti e la distruzione di tutto ciò che li circonda sono ormai diventati parte della loro vita quotidiana e non possiamo permettere che questo continui”.

Non è la paura, il problema, nel Paese che indossa il burqa e la maglia nera per diritti delle donne e dell’infanzia violati, anche se la paura dovrebbe bastare per mobilitare la coscienza internazionale. Invece, l’inferno yemenita è silenzioso fuori dai suoi confini politici. Ogni giorno muoiono o restano feriti in media sei bambini. Quasi 10milioni non hanno acqua potabile e più di 8milioni non possono ricevere cure sanitarie di base.

L’allarme era stato lanciato a gennaio dall’Unicef. Secondo una ricerca recente di Save the Children, che ha coinvolto 150 bambini nel governatorato di Aden e Lahj, il 70 percento soffre di sintomi associati a sofferenza e traumi, tra cui ansia, bassa autostima, sentimenti di tristezza e mancanza di concentrazione. “Molti minori, poi, sono sempre più spesso reclutati dai gruppi armati, vengono rapiti, tenuti prigionieri, ridotti in schiavitù, e rischiano la vita a causa delle migliaia di mine che sono state disseminate di recente”, continua Santiago. L’organizzazione non-governativa, da quasi cento anni impegnata nella tutela e assistenza ai bambini in stato di guerra, di pericolo o di diritti violati, ha pubblicato il rapporto “Yemen’s Children Suffering in Silence” (“I bambini dello Yemen soffrono in silenzio”). Un bambino su tre sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta.

Quasi la metà dei minori in età scolare nel Paese non riceve alcuna istruzione, a causa degli attacchi alle scuole, con frequenza almeno bisettimanale, e oltre 1.600 istituti sono stati chiusi o utilizzati come rifugi di emergenza per le famiglie costrette ad abbandonare le loro case. C’è il fenomeno del lavoro minorile pesante o addirittura schiavizzato e la piaga morale e civile delle spose precoci. La guerra e l’arretratezza culturale sono atroci alleate contro l’infanzia. Le Nazioni Unite hanno finanziato piani di emergenza con la copertura di poco più della metà dei costi. “Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vengono ignorate nel totale disprezzo per il diritto internazionale e la protezione della popolazione civile, in particolare dei bambini. C’è bisogno di molto più aiuto per chi soffre e di maggiori pressioni diplomatiche per porre fine al conflitto nello Yemen”, è l’ appello del direttore di Save the Children.

È di pochi giorni fa la notizia di oltre 22 morti per un attacco nella zona occidentale di Aden, nel Sud, dopo che era stato dichiarato il “cessate il fuoco”. In realtà, lo Yemen è in guerra fin da quando i due Stati yemeniti, del Nord e del Sud, si riunirono nell’attuale Repubblica Democratica dello Yemen, nel 1990, ma dal 2015 il Paese vive un’emergenza umanitaria tra le più gravi al mondo, senza medicine, cibo, acqua e carburante per alimentare, tra l’altro, le strutture sanitarie. Il mese scorso, un neonato è morto per un’interruzione di corrente che ha causato lo spegnimento delle incubatrici e i generatori ausiliari non funzionavano per mancanza di carburante.

“Le altre strutture sanitarie con cui lavoriamo stanno esaurendo materiali semplici, come le bende sterili, gli antibiotici e lo iodio, e tutte hanno visto raddoppiare, e in alcuni casi anche triplicare, i casi di malattie potenzialmente mortali, in questi contesti, come la malaria, la malnutrizione acuta grave, i problemi respiratori e la diarrea”, dice Santiago. E “sono soprattutto i bambini a pagare il prezzo per ogni giorno ulteriore di conflitto”. “Il cessate il fuoco annunciato è un segnale positivo, ma l’urgenza deve essere di una pace duratura”, è l’auspicio del direttore di Save the Children in Yemen.

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