Reagire alle debolezze dell’Europa

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La mancanza di una politica internazionale comune europea si sta ripercuotendo in questi giorni su più di una questione che vede l’Europa vulnerabile e fragile. Sul versante gestione migranti e rifugiati abbiamo assistito, con l’accordo Ue-Turchia, ad una sostanziale “cessione di sovranità in favore di terzi”, grazie soprattutto agli egoismi e populismi in forte ascesa in diversi Stati membri, in una materia che riguarda anche il nostro territorio continentale, perché è qui che molte delle persone in fuga da guerre, conflitti e calamità, vogliono venire.

Un accordo che la nostra Segretaria generale Anna Maria Furlan non ha esitato a definire inaccettabile, che baratta l’accoglienza e l’umanità verso i rifugiati con i finanziamenti alla Turchia, per contenere il flusso inarrestabile dei migranti e profughi. Per non parlare degli ultimi attentati a Bruxelles da cui traspare tutta l’impotenza dell’Europa, incapace di costruire una strategia condivisa a livello d’intelligence che sia efficace contro il terrorismo. Di fronte a tutto questo è difficile non essere preoccupati e non provare paura, quel sentimento che tende a modificare le nostre abitudini e su cui i terroristi, contrari al nostro modo di vivere, hanno costruito la loro folle strategia. Il modo migliore per contrastare questo esasperato “antagonismo culturale e fanatismo religioso” è continuare nella nostra vita normale di tutti i giorni, fatta di gioie, sacrifici, lavoro e conquiste democratiche senza troppi clamori.

Come Coordinamento donne Cisl, abbiamo seguito in particolare in questo periodo i lavori della 60.ma Sessione della Commissione Onu sulla condizione delle donne (Csw) che si è svolta a New York dal 14 al 24 marzo. Anche qui la violenza, quella sulle donne, ha occupato ampio spazio sia durante i lavori della Commissione, sia nei dibattiti che si sono susseguiti nell’ambito delle numerose iniziative ospitate per l’occasione all’interno della sede Onu. La Commissione ha affrontato, infatti, non solo il tema prioritario di questa edizione, l’”empowerment delle donne e il loro legame con lo sviluppo sostenibile” ma ha provveduto a valutare, tra le altre cose, i progressi nell’attuazione delle conclusioni concordate nella 57.ma Sessione del 2013 e cioè “l’eliminazione e la prevenzione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze”.

Rispetto al tema prioritario, la Commissione ha ribadito nelle conclusioni la validità e l’attualità della Piattaforma d’azione di Pechino, insieme alle altre decisioni assunte in tutte le principali conferenze e vertici delle Nazioni Unite, che ha contribuito a plasmare la nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile il cui obiettivo è non lasciare nessuno indietro.

Ha accolto con favore, inoltre, il rinnovo degli impegni per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne e delle ragazze che darà un contributo determinante per la realizzazione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, rimarcando che il raggiungimento pieno di uno sviluppo sostenibile non è possibile se ad una metà dell’umanità continuano ad essere negati i diritti umani e le pari opportunità. Ha riconosciuto, altresì, che nel contesto universale della parità di genere nessun paese ha raggiunto significativi livelli di uguaglianza tra uomini e donne e, pertanto, diventa urgente darne effettiva attuazione a livello nazionale attraverso un rafforzamento delle norme e delle strategie politico-istituzionali. L’integrazione sistematica della prospettiva di genere nell’attuazione dell’Agenda rimane unanimemente un punto fondamentale.

Come donne della Cisl, nel condividere le raccomandazioni conclusive della Commissione, poniamo l’accento sulla necessità di tenere alte le antenne della vigilanza affinché esse trovino concreta applicazione nelle azioni politiche e nelle strategie di ordine culturale in ogni singolo paese a partire dal nostro, a cui con grande disappunto, evidenziamo la mancanza di un Ministro della Pari Opportunità. Da parte nostra, faremo ogni sforzo possibile perché l’Agenda si trasformi in realtà tangibile.

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1 COMMENT

  1. 1. L’accordo con la Turchia è uno scaricabarile. Trasferiamo alla Turchia i problemi che non sappiamo risolvere noi.
    2. Anche l’Italia (a differenza di Francia e UK) si era a suo tempo illusa che i suoi problemi li avrebbe risolti l’Europa.
    3. E’ illusorio pensare che l’Europa possa cominciare a fare adesso quel che non ha fatto nei sessant’anni passati.
    4. La Turchia fa finta di starci, perché la considera una buona occasione per entrare nell’UE ed islamizzare l’Occidente.

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