I RISCHI MORTALI DI UNA VACANZA

2022
  • English

Partire per una vacanza in cerca di avventure in posti esotici e sconosciuti è sicuramente tra i sogni di ognuno. E, appena si può, ci si organizza per un viaggio. In questo periodo, però, alcune delle mete più affascinanti sono off-limits, aggredite come sono dal fondamentalismo. Troppo alto il rischio di venire rapiti dai jihadisti solo per il fatto di essere occidentali; e così si escludono alcune destinazioni per andare in altre parti del mondo, che ci sembrano più tranquille. Ma siamo poi così certi che… siano sicure?

Esistono luoghi dove la violenza, purtroppo, è all’ordine del giorno, e in cui essere turisti a volte richiede qualche precauzione in più. La capitale del Venezuela, Caracas – ad esempio – è la città più pericolosa del mondo, secondo l’organizzazione non governativa messicana Consejo Ciudadano para la Seguridad Pública y Justicia Penal. È la prima volta che Caracas, la quale, secondo la Ong, ha un tasso di 119,87 omicidi ogni 100.000 abitanti, sta in cima alla lista delle capitali più pericolose del mondo. Prima di Caracas era San Pedro Sula, città dell’Honduras, che ha detenuto il record per ben quattro anni, con un tasso di omicidi pari 171,20 ogni mille nel 2014, ma che nel 2016 è passato a 111,03, portandola al secondo posto in classifica.

La percentuale di omicidi in Caracas, invece, è aumentata, passando da 115,98 registrati nel 2014 a, come abbiamo detto, 119,87. Per l’elaborazione delle statistiche, la ong messicana si avvale di fonti ufficiali e indipendenti, secondo la città, e usa l’omicidio doloso, ovvero, morte intenzionale, come criterio principale. Non viene però studiato il tipo di delitto, non sappiamo quanto incidono i femminicidi, o gli omicidi di giornalisti o attivisti, o gli assassini conseguenti a faide tra clan per il narcotraffico. Le statistiche si riferiscono a metropoli con più di 300.000 abitanti, escludendo le zone di conflitto e belliche.

città_pericoloseE, secondo questa classifica, su 50 città in lista, 41 sono in America Latina: 21 in Brasile, 8 in Venezuela, 5 in Messico, 3 in Colombia, 2 in Honduras, 1 in Guatemala e 1 in El Salvador. Da sottolineare che 8 città hanno, purtroppo, scalato la classifica: una del Brasile, due della Colombia e cinque del Messico.

Tra queste, risaltano i casi di Juárez in Messico e Medellín in Colombia, due centri che sono stati ai primi posti della classifica per 5 anni e adesso non vi figurano più. In contrasto le città del Venezuela, che all’improvviso ha visto inserire quattro città in lista più Caracas al primo posto.

“Il motivo della preponderanza delle città sud americane nella classifica – afferma Radio Bullets, sito che analizza ciò che accade nel mondo – non è facile da spiegare. Secondo vari studi, l’America Latina sta vivendo una crescita rapida e disorganizzata ed è interessata dallo spostamento di grandi numeri di persone dalle zone rurali alle città. E non esistono piani urbani studiati per far fronte al fenomeno. Nel 1950 meno della metà della popolazione viveva nei centri urbani, mentre nel 2000 già i tre quarti della popolazione viveva nelle città. Nel 2050, secondo le stime delle Nazioni Unite, si arriverà a percentuali stimate intorno all’87%.

Altro fattore decisivo è quello delle disuguaglianze. Dopo l’Africa Subsahariana, è l’America Latina la regione con il più alto tasso di disuguaglianza. Secondo la Banca Mondiale e il Centro de Estudios Distributivos, Laborales y Sociales, il coefficiente di Gini per l’Africa Subsahariana è di 56,5, per l’America Latina è di 52,9, mentre l’Asia è al 44,7 e l’Europa dell’Est e Asia Centrale è di 34,7”.

Questi due fattori hanno contribuito all’aumento della segregazione, con la conseguente creazione di quartieri ghetto che si contrappongono a quadranti-fortezza della classe borghese. Inoltre i governi degli stati sudamericani cercano sì di creare politiche di benessere da cui possa beneficiare la maggioranza della popolazione, ma sempre più spesso sono politiche comunque basate su un modello occidentale di competitività e consumismo, che provoca inevitabilmente fratture nelle culture centenarie indigene. Qualcuno resta comunque sempre indietro. Uno schiaffo all’uguaglianza sociale.

Da non sottovalutare inoltre la collusione tra criminalità organizzata e politica, che genera inevitabilmente sfiducia nelle autorità e nei governi. Se le città dell’America Latina vogliono uscire dalla classifica delle città più pericolose del mondo sembra chiaro che i governi debbano promuovere l’integrazione e ridurre le disuguaglianze.

 

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS