URBI ET ORBI: “SOLO UN’INFINITA MISERICORDIA PUO’ DONARCI SALVEZZA” Nel suo messaggio pasquale Francesco ricorda le vittime del terrorismo e prega per il pianeta "vilipeso dall'avidità dell'uomo"

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Con le armi dell’amore, Dio ha sconfitto l’egoismo e la morte; il suo Figlio Gesù è la porta della misericordia spalancata per tutti”. Sono le parole di Papa Francesco nel suo messaggio pasquale pronunciato al termine della Messa di Pasqua celebrata in piazza san Pietro. Affacciato dalla loggia centrale della basilica vaticana, impartisce l’Urbi et Orbi, cioè alla Città (di Roma) e al mondo, la benedizione apostolica. Nel suo discorso, Bergoglio ricorda le vittime del terrorismo, prega per la Terra, è vicino a chi è solo e soffre.

Gesù, “incarnazione della misericordia di Dio, per amore è morto sulla croce e per amore è risorto”. In Lui si portano a compimento le profezie dell’Antico Testamento, come quella del Salmo: “la misericordia di Dio è eterna, il suo amore è per sempre, non muore mai. Possiamo confidare totalmente in Lui, e gli rendiamo grazie perché per noi è disceso fino in fondo all’abisso”. E dinanzi all’abisso spirituale e morale che vive oggi l’umanità, “di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire col suo amore questi vuoti, questi abissi, e permetterci di non sprofondare ma di continuare a camminare insieme verso la Terra della libertà e della vita”.

Con l’annuncio “gioioso della Pasqua”, ognuno di noi ha la “certezza che l’abisso della morte è stato varcato e, con esso, sono stati sconfitti il lutto, il lamento e l’affanno”. Lo stesso Ges che prima era stato abbandonato dai discepoli, “che ha patito il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza”. Il mondo – ricorda Francesco – è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito”, mentre sui giornali leggiamo ogni giorno notizie di “efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove”.

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Nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte, il pensiero di Bergoglio va anche alla Siria, “Paese dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile. Alla potenza del Signore risorto affidiamo i colloqui in corso, affinché con la buona volontà e la collaborazione di tutti si possano raccogliere frutti di pace e avviare la costruzione di una società fraterna, rispettosa della dignità e dei diritti di ogni cittadino. Il messaggio di vita, risuonato per bocca dell’Angelo presso la pietra ribaltata nel sepolcro, sconfigga la durezza dei cuori e promuova un incontro fecondo di popoli e di culture nelle altre zone del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, in particolare in Iraq, nello Yemen e in Libia”.

Ma anche la Terrasanta, deturpata dalla guerra, grazie all’”immagine dell’uomo nuovo, che splende sul volto di Cristo, favorisca la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero”. Poi, un pensiero anche per l’Europa: “Il Signore della vita accompagni pure gli sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario, tra cui la liberazione di persone detenute”.

Dalla loggia, il Pontefice condanna il terrorism, definendolo ancora una volta una forma “cieca ed efferata di violenza”: “il Signore Gesù, nostra Pace, che risorgendo ha vinto il male e il peccato, stimoli in questa festa di Pasqua la nostra vicinanza alle vittime del terrorismo, che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo, come è avvenuto nei recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun e Costa d’Avorio; volga a buon esito i fermenti di speranza e le prospettive di pace dell’Africa; penso in particolare al Burundi, al Mozambico, alla Repubblica Democratica del Congo e al Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali”.

Non dimentica l’America Latina, Francesco, suo continente d’origine: “Con le armi dell’amore, Dio ha sconfitto l’egoismo e la morte; il suo Figlio Gesù è la porta della misericordia spalancata per tutti. Il suo messaggio pasquale si proietti sempre più sul popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere e su quanti hanno in mano i destini del Paese, affinché si possa lavorare in vista del bene comune, cercando spazi di dialogo e collaborazione con tutti. Ovunque ci si adoperi per favorire la cultura dell’incontro, la giustizia e il rispetto reciproco, che soli possono garantire il benessere spirituale e materiale dei cittadini”.

“Il Cristo risorto, annuncio di vita per l’intera umanità, si riverbera nei secoli e ci invita a non dimenticare gli uomini e le donne in cammino alla ricerca di un futuro migliore, schiera sempre più numerosa di migranti e di rifugiati – tra cui molti bambini – in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dall’ingiustizia sociale. Questi nostri fratelli e sorelle – prosegue il Papa -, sulla loro strada incontrano troppo spesso la morte o comunque il rifiuto di chi potrebbe offrire loro accoglienza e aiuto”. Poi, un appello ai potenti del mondo: “L’appuntamento del prossimo Vertice Umanitario Mondiale non tralasci di mettere al centro la persona umana con la sua dignità e di elaborare politiche capaci di assistere e proteggere le vittime di conflitti e di altre emergenze, soprattutto i più vulnerabili e quanti sono perseguitati per motivi etnici e religiosi”.

In liena con la sua enciclica, Bergoglio non dimentica il pianeta che ci ospita: Oggi, “gioisca la terra inondata da così grande splendore”, eppure tanto “maltrattata e vilipesa da uno sfruttamento avido di guadagno, che altera gli equilibri della natura. Penso specialmente a quelle aree colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici, che non di rado provocano siccità o violente inondazioni, con conseguenti crisi alimentari in diverse parti del pianeta”. Nel suo messaggio trovano posto anche i tanti martiri cristiani del nostro tempo: “Con i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo e dinanzi al male che sembra avere la meglio nella vita di tante persone, riascoltiamo la consolante parola del Signore: ‘Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!’. Oggi è il giorno fulgido di questa vittoria, perché Cristo ha calpestato la morte e con la sua risurrezione ha fatto risplendere la vita e l’immortalità”.

“A quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze – conclude Bergoglio -, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose … A colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita’. Questo rassicurante messaggio di Gesù, aiuti ciascuno di noi a ripartire con più coraggio per costruire strade di riconciliazione con Dio e con i fratelli”.

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