STORIA DI UNA TRADIZIONE: L’UOVO SIMBOLO DI RINASCITA

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uovo pasqua

Poco meno di venti miliardi di anni fa, prima del Big Bang, quell’esplosione primordiale da cui tutto ebbe origine, l’universo era come un piccolo uovo, indistinto di materia ed energia. Poi, ogni cosa prese forma. Le galassie, le stelle, i pianeti, la terra. È, questa, una delle teorie delle origini più accreditate. Ma, l’immagine dell’“uovo del mondo”, simbolo e archetipo della creazione e del ciclo continuo di nascite, morti e rinascite, ha origini molto antiche e attraversa culture e Paesi, fino a perdersi nella notte dei tempi. E così, anche, l’usanza di scambiarsi uova in dono per festeggiare l’inizio della primavera, con le sue nuove fioriture, e, nei riti pasquali, il rinnovamento spirituale.

L’uovo era presente come simbolo della dea madre, del grembo materno, del ciclo vitale e dell’incessante rigenerarsi della vita, già nei dipinti funerari di età neolitica. Si trova nelle tombe etrusche di Tarquinia e Cerveteri, per esempio, come augurio di buon viaggio ai defunti, per raffigurare il passaggio all’Aldilà. La cosmologia egizia rappresenta il dio Prah, creatore degli uomini, nell’atto di forgiare un uovo. Per gli orfici, la notte nera e alata, sedotta da Zeus, depone l’uovo d’argento da cui nascono le creature umane. Il primo a prendere forma dalla schiusa è Crono, il tempo, nostro progenitore.

Nella mitologia greca, anche Elena, la donna più bella, prende vita da un uovo fecondato da Zeus tramutatosi in cigno. E pure nella cultura africana, l’uovo è simbolo dello stato primordiale del tempo zero, in cui femminile e maschile erano uniti senza distinzione. Il film Yeelen, del 1987, del regista Souleymane, racconta un rito d’iniziazione della tribù dei Bàmbara, che comincia con il disseppellimento di un uovo, dalla buia terra, per portarlo alla luce del sole. Il rituale del ciclo della vita si conclude con l’interramento di due uova, simbolo della separazione dell’uomo e della donna nella creazione, dalla cui unione nascerà un altro uovo, un’altra vita.

Omne vivum ex ovo, dicevano i romani. Tutto ciò che vive viene dall’uovo. L’aforisma fu utilizzato dal naturalista Linneo per classificare gli esseri viventi. Da un uovo, da un piccolissimo ovulo, infatti, fecondato dal seme maschile, si genera anche la vita umana.

In ogni cultura e in ogni tempo, dunque, questo oggetto fragile e bianco dalla caratteristica forma sferica affusolata, protagonista delle cerimonie pasquali della tradizione non solo occidentale, anche nelle varianti di zucchero e cioccolato, è eletto a immagine simbolica della vita e della storia, in una prospettiva ultraterrena. Nell’uovo si trovano tutti gli elementi nutrizionali essenziali ed è la sintesi perfetta dei quattro elementi fondamentali: la terra, nel guscio, l’aria, nella membrana, l’acqua, nell’albume, il fuoco, nel tuorlo. È anche il segno visibile e tangibile del legame tra cielo e terra. Archetipo ancestrale di fertilità, di creazione, di trasfigurazione, di risveglio e di rinascita, d’immortalità, dunque, l’uovo è protagonista simbolico e allegorico nei riti pasquali delle diverse culture e religioni.

Pasqua, dal latino pascha, dall’ebraico pesah, significa, infatti, “passare oltre”. Alle origini, era probabilmente una festa pagana, per accogliere la stagione della fioritura, della mietitura e del raccolto. Per gli ebrei, celebra l’uscita dall’Egitto con Mosè.

I cristiani festeggiano il mistero della Resurrezione di Cristo, il risveglio dell’uomo dalla morte a vita nuova. Nelle tombe dei primi martiri sono state rinvenute uova di marmo, simbolo del Cristo risorto, e nei secoli successivi si affermò la tradizione di fare benedire le uova in Chiesa nel periodo pasquale. Tutti, però, credenti e non credenti, rimaniamo fedeli all’usanza, molto commerciale ormai, di scambiarci l’uovo di Pasqua, di cioccolato o di cartapesta, anche solo come augurio di belle novità. Anche i persiani avevano l’abitudine di scambiarsi uova colorate in primavera, per festeggiare la rinascita della natura e il fiorire della vita. Le uova più famose nella storia sono quelle realizzate, alla fine dell’Ottocento, dal maestro orafo russo Peter Carl Fabergé, su incarico dello zar Alessandro III, per donarle alla zarina Maria Fëdorovna Romanova. Il primo, del 1885, fu un uovo di platino bianco smaltato strutturato come una scatola cinese, che si apriva per scoprire all’interno un uovo d’oro che conteneva a propria volta un piccolo pulcino d’oro e una miniatura della corona imperiale. Da qui, l’allegra tradizione della sorpresa nelle uova di Pasqua. Rompere il guscio significa aprirsi alla speranza di una vita nuova. Un rito propizio di benessere e felicità.

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