“NON CEDIAMO ALLA TRISTEZZA E ALL’OSCURITÁ, LASCIAMO ENTRARE LA LUCE DEL RISORTO” Papa Francesco celebra la Veglia Pasquale nella basilica di San Pietro e amministra i sacramenti dell'iniziazione cristiana a dodici neofiti

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“Anche noi, come Pietro e le donne, non possiamo trovare la vita restando tristi e senza speranza e rimanendo imprigionati in noi stessi. Ma apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati, perché Gesù entri e dia vita”. Papa Francesco celebra la Veglia nella notte santa, preludio della Pasqua. In una San Pietro gremita di fedeli, Bergoglio presiede i riti propri di questa liturgia. Nel portico della basilica benedice il fuco con il quale accende il Cero Pasquale, simbolo della luce di Cristo Risorto. E proprio la luce della risurrezione, speranza di ogni credente, è il filo conduttore della sua omelia.

Il Pontefice si domanda quali pensieri “potevano agitare la mente e il cuore di Pietro” durante la corsa verso la tomba ormai vuota. “Il Vangelo ci dice che gli Undici, tra cui Pietro, non avevano creduto alla testimonianza delle donne, al loro annuncio pasquale. Anzi, ‘quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento'”. Nel cuore del Principe degli Apostoli regnava il dubbio, “accompagnato da tanti pensieri negativi: la tristezza per la morte del Maestro amato e la delusione per averlo rinnegato tre volte durante la Passione”.

Ma avviene qualcosa di inaspettato; nel Vangelo di Luca, proclamato questa notte, si legge che “Pietro, dopo aver ascoltato le donne e non aver creduto loro, ‘tuttavia si alzò’Non rimase seduto a pensare, non restò chiuso in casa come gli altri. Non si lasciò intrappolare dall’atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura e dalle chiacchiere continue che non portano a nulla. Cercò Gesù, non se stesso”. L’apostolo ha preferito “la via dell’incontro e della fiducia” al dubbio e alla paura “e, così com’era, si alzò e corse verso il sepolcro, da dove poi ritornò ‘pieno di stupore'”. Questo è solo “l’inizio della ‘risurrezione’ di Pietro”. Non ha ceduto alla tristezza e all’oscurità”, ma ha dato “spazio alla voce della speranza: ha lasciato che la luce di Dio gli entrasse nel cuore, senza soffocarla”.

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Prima di lui, “anche le donne, che erano uscite al mattino presto per compiere un’opera di misericordia, avevano vissuto la stessa esperienza”. Erano ‘impaurite e con il volto chinato a terra’, “ma furono scosse all’udire le parole degli angeli: ‘Perché cercate tra i morti colui che è vivo?'”. Come è accaduto a loro, anche noi “non possiamo trovare la vita restando tristi e senza speranza e rimanendo imprigionati in noi stessi”. Al Signore che risorge “apriamo i nostri sepolcri sigillati, perché Gesù entri e dia vita; portiamo a Lui le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute”. Lui stesso “desidera venire” verso di noi, vuole incontrarci “per trarci fuori dall’angoscia. Ma questa è solo la prima pietra da far rotolare via questa notte: “la mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi”. La preghiera che si innazla in questa notte santa è rivolta al Padre, affinchè “ci liberi” dalla trappola “dell’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi”.

Nel corso della nostra esistenza terrena “vedremo continuamente dei problemi vicino a noi e dentro di noi”. Non mancheranno mai, “ma questa notte occorre illuminare tali problemi con la luce del Risorto”. Le complicazioni della nostra vita vanno, in un certo senso, “evangelizzati”. “Le oscurità e le paure non devono attirare lo sguardo dell’anima e prendere possesso del cuore”, prosegue il Papa; impariamo ad ascoltare sempre “la parola dell’Angelo: il Signore ‘non è qui, è risorto!’; Egli è la nostra gioia più grande, è sempre al nostro fianco e non ci deluderà mai”. Da qui nasce la speranza. Questo fondamento “non è semplice ottimismo, e nemmeno un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio”. Anzi, “la speranza cristiana è un dono che Dio ci fa, se usciamo da noi stessi e ci apriamo a Lui”, proprio come ha fatto San Pietro.

“Questa speranza non delude perché lo Spirito Santo è stato effuso nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, la morte e la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore”.

Sappiamo che il Il Signore è vivo, e “vuole essere cercato tra i vivi”. Riscopriamo docili al suo incontro, affinchè ognuno di noi, “dopo averlo incontrato”, possa essere “inviato da Lui a portare l’annuncio di Pasqua, a suscitare e risuscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita”. Oggi, più che mai, il mondo ne ha “tanto bisogno”. “Dimentichi di noi stessi, come servi gioiosi della speranza – prosegue Bergoglio -, siamo chiamati ad annunciare il Risorto con la vita e mediante l’amore; altrimenti saremmo una struttura internazionale con un grande numero di adepti e delle buone regole, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato”.

Ma la speranza è una virtù che va nutrita. Come? La risposta Francesco la trova nella liturgia “di questa notte”, che “ci insegna a fare memoria delle opere di Dio. Le letture ci hanno narrato la sua fedeltà, la storia del suo amore verso di noi. La Parola di Dio viva è capace di coinvolgerci in questa storia di amore, alimentando la speranza e ravvivando la gioia”. E lo stesso insegnamento ci viene narrato anche nel Vangelo di Luca che è stato ascoltato: “gli angeli, per infondere speranza alle donne, dicono: ‘Ricordatevi come vi parlò’. Non dimentichiamo la sua Parola e le sue opere, altrimenti perderemo la speranza; facciamo invece memoria del Signore, della sua bontà e delle sue parole di vita che ci hanno toccato; ricordiamole e facciamole nostre, per essere sentinelle del mattino che sanno scorgere i segni del Risorto”.

“Cristo è risorto! – conclude il Papa – Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino; la memoria delle sue opere e delle sue parole sia luce sfolgorante, che orienta i nostri passi nella fiducia, verso la Pasqua che non avrà fine”. Nel corso della solenne Veglia, Bergoglio ha anche amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a 12 neofiti provenienti da Italia, Albania, Camerun, Corea, India e Cina.

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