Dalla disperazione alla speranza

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Guardando le vicende di questo nostro tempo, il senso di sgomento, inadeguatezza, impotenza è palpabile. Al di là delle dichiarazioni più o meno ottimistiche dei governi, ciò che ci appartiene è la sensazione di sconfitta. Questo nostro mondo sembra caduto in un processo irreversibile: la crudeltà costante degli attentati che scuotono l’Occidente, la povertà e la disperazione nei Paesi africani, del Medio Oriente e non solo, la corruzione che serpeggia in ogni nazione e che pervade la vita quotidiana, la crisi economica che sta rovinando famiglie, l’assenza di valori che getta la sua ombra fosca sulle nuove generazioni, la messa in discussione dei valori fondanti della società, l’annichilimento della persona, il relativismo che avvolge ogni aspetto della vita comune, portando con sé terribili esempi di anaffettività fino a sfociare in efferati delitti.

Ecco, possiamo ragionevolmente pensare che la nostra società sia morta. Sul futuro, sulla speranza, sulla capacità di riprendersi – parafrasando un detto popolare che oggi torna quanto mai attuale – possiamo metterci una pietra sopra. E così sarebbe se rimanessimo ancorato solamente alla caducità delle volontà terrene, alla supponenza dell’essere umano. Senza una visione che vada al di là del contingente non ci può essere speranza. Siamo fermi davanti al sepolcro di questo millennio incapaci di pensare positivo. Solo recuperando la Fede, che porta con sé quei valori che danno un senso all’esistenza, sarà possibile rinascere a nuova vita.

Ad aiutarci a capire questo tempo è una delle meditazioni sul Sabato santo di Joseph Ratzinger: “Il Sabato santo è vuoto, la pesante pietra del sepolcro nuovo copre il defunto, tutto è passato, la fede sembra essere definitivamente smascherata come fanatismo. Nessun Dio ha salvato questo Gesù che si atteggiava a Figlio suo. Si può essere tranquilli: i prudenti che prima avevano un po’ titubato nel loro intimo se forse potesse essere diverso, hanno avuto invece ragione. Sabato santo: giorno della sepoltura di Dio; non è questo in maniera impressionante il nostro giorno? Non comincia il nostro secolo a essere un grande Sabato santo, giorno dell’assenza di Dio, nel quale anche i discepoli hanno un vuoto agghiacciante nel cuore che si allarga sempre di più, e per questo motivo si preparano pieni di vergogna e angoscia al ritorno a casa e si avviano cupi e distrutti nella loro disperazione verso Emmaus, non accorgendosi affatto che colui che era creduto morto è in mezzo a loro?”

Difficile dire con parole più chiare quale sia il percorso necessario per uscire dalle tenebre di questo momento storico. L’accoglienza, il mutuo soccorso, l’onestà, il rispetto della dignità umana, la cura del Creato sono le rotte da percorrere per riequilibrare il mondo; la Fede è ciò che ci permette di vedere chiaramente la strada. E iniziare a camminare, uscendo dalle tenebre per tornare alla luce.

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