LIBIA, IL GOVERNO DI TRIPOLI DICHIARA LO STATO DI EMERGENZA Il leader del “Governo di salvezza nazionale” ha incaricato il Ministero della Difesa ad aumentare pattuglie e posti di blocco

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Terremoto politico in Libia. Il governo islamico di Tripoli – non riconosciuto dalla comunità internazionale – ha dichiarato lo stato d’emergenza dopo le notizie dell’arrivo di quattro membri del rivale governo di unità nazionale, supportato dalle Nazioni Unite. Il premier del governo di salvezza libico, Khalifa al Ghweil, ha deciso di resistere in ogni modo ai tentativi del primo ministro designato del governo di riconciliazione nazionale libico, Fayez al Sarraj e dell’inviato dell’Onu, Martin Kobler di entrare a Tripoli. In una dichiarazione rilasciata ieri sera, il cosiddetto “Governo di salvezza nazionale” ha incaricato il Ministero della Difesa, milizie e apparato di sicurezza ad “aumentare le pattuglie e i posti di blocco”.

In Libia stenta a decollare il governo di unità nazionale; il neo esecutivo è il frutto degli accordi internazionali avvenuti a Skhirat, in Marocco, nei mesi scorsi, ma non è stato riconosciuto dalla fazione avversaria, quella guidata dal politico al Ghweil, primo ministro pro tempore del Governo di salvezza nazionale, il partito che dichiara di essere la continuazione legittima del primo parlamento libico a Tripoli.

Sul terreno, la situazione degli scontri è rimasta immutata. Per tutta la giornata di ieri, le forze fedeli al generale Khalifa Haftar hanno combattuto con le milizie dello Stato islamico e con quelle islamiche alleate nella zona del cementificio di Bengasi, l’ultima roccaforte dello Stato islamico in loco. I miliziani del gruppo jihadista sono ormai assediati al suo interno dall’esercito – che si è dispiegato su tre direzioni – già da diversi giorni.

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