BOLOGNA CELEBRA HOPPER: 60 OPERE PER RACCONTARE L’ARTISTA AMERICANO Palazzo Fava ospita 60 capolavori di Edward Hopper, dagli esordi parigini ai ritratti degli anni '60

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Le opere geniali di Edward Hopper sono al centro di una grande esposizione allestita negli spazi di Palazzo Fava, Bologna. “Edward Hopper”, prodotta e organizzata da Arthemisia Group insieme alla Fondazione Carisbo e Genus Bononiae, è stata curata da Barbara Haskell, responsabile della sezione dipinti e sculture dell’istituzione museale americana, e da Luca Beatrice, i quali hanno selezionato le opere in modo da offrire al visitatore italiano l’intero percorso creativo del grande pittore.

Sono 60 i capolavori esposti, tutti provenienti dal Whitney Museum di New York, il museo che custodisce l’intera opera dell’artista americano, 3 mila opere tra dipinti, disegni e incisioni, che sono visibili al pubblico grazie al lascito della vedova Josephine avvenuto nel 1968.

La mostra di Palazzo Fava, è stata suddivisa in 6 sezioni e segue un ordine tematico e cronologico al tempo stesso: si parte dalla formazione accademica degli anni parigini fino ad approdare al periodo classico degli anni ’30, ’40 e ’50, per terminare poi con le iconiche, intense immagini degli ultimi anni di produzione dell’artista americano. Tappe che riflettono anche le tecniche espressive predilette dall’artista nel corso degli anni: l’olio, l’acquerello e l’incisione.

L’esposizione inizia con gli autoritratti, le opere del periodo accademico e quelle del periodo parigino: capolavori come “Soir Bleu”, monumentale opera lunga circa due metri, simbolo della solitudine e dell’alienazione umana o “Evening Wind” e “Night Shadows”. Non mancano in rassegna alcune delle più significative immagini di donne, nude o semi svestite, da sole e in interni, affaccendate o contemplative. Si tratta di dipinti che raccontano il discreto realismo dell’artista e la sua abilità nel rivelare la bellezza dei soggetti più comuni.

Ritratto, paesaggio, nudo, scena d’interno sono i protagonisti di suoi capolavori come “Self-Portrait”, “Second Story Sunlight”, “Summer Interior”, “New York Interior”. Tutte opere che raffigurano dune di sabbia arse dal sole, fari e modesti cottage, animati da straordinari contrasti di luce e ombra. Hopper ha saputo rappresentare magistralmente i tratti salienti e gli stereotipi del mito americano: le vedute urbane, gli interni della middle class, le luci fredde e le azioni sempre irrisolte dei suoi personaggi.

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