CASO REGENI: DUBBI ITALIANI SULLA PISTA DELLA BANDA CRIMINALE Dal Cairo: "I rapitori uccisi avevano un documento del ricercatore". Casini: "Perplessità sulla versione egiziana". Calderoli: "E' una farsa"

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L’Egitto è sicuro: dietro la morte di Giulio Regeni ci sarebbe la banda di sequestratori eliminata giovedì in un blitz delle forze dell’ordine. A conferma di quanto sostenuto dal Cairo ci sarebbe il rinvenimento del documento d’identità del ricercatore italiano nell’abitazione della sorella di uno dei banditi, precisamente Rasha Saad Abdel Fatah, 34 anni.

“La residenza, nel governatorato di Qalyubiyya, della sorella del principale accusato è stata presa di mira perché le indagini hanno dimostrato che lui andava da lei di tanto in tanto” si legge in comunicato del ministero dell’Interno egiziano. La donna, viene aggiunto, “conosceva le attività criminali di suo fratello che nascondeva presso di lei parte della refurtiva. Lei era assieme a Mabrouka Ahmed Afifi, 48 anni, sposa dell’accusato numero uno”. Quest’ultima “ha affermato che l’hand bag appartiene a suo marito Tarek e che lei non ha null’altro”, si riferisce ancora nella nota del dicastero che aggiunge: “Le donne hanno confessato che le cose rinvenute sono il frutto di attività criminali del principale accusato”.

La gang, accusata fra l’altro di 9 rapine, è formata, secondo il ministero egiziano, da “Tarek Saad Abdel Fatah 52 anni, che abitava a Sharqiyya (governatorato del Basso Egitto) e in un altro luogo di residenza a Qalyubiyya (sempre nel Delta del Nilo), accusato in 24 procedimenti diversi e condannato a quattro anni di reclusione; suo figlio Saad Tarek Saad, 26 anni; Moustafa Bakr Awad, 60 anni, accusato in 20 procedimenti; Salah Ali Sayed, 40 anni, sotto accusa in 11 processi”.

Tutto risolto dunque? No. Perché gli inquirenti italiani hanno più di un dubbio sulla versione del Cairo. Troppe cose non tornano come ha detto, fra gli altri, Pierferdinando Casini. “Attendiamo di avere dalle autorità egiziane notizie più precise – ha affermato il presidente della commissione Esteri della Camera -. Per il momento posso solo dire di essere perplesso, molto perplesso. Mi viene in mente quello che diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Meno diplomatico Roberto Calderoli che ha definito una “farsa” quella proveniente dall’Egitto. “Per la serie, come volevasi dimostrare… – è stato il commento del senatore leghista -. I colpevoli del rapimento, delle torture e della brutale uccisione del povero Giulio Regeni non sono i servizi egiziani, o altri apparati dello Stato, ma sono semplici criminali comuni, una banda di rapinatori individuata e smantellata con uno scontro a fuoco dalle forze di sicurezza egiziane che, ovviamente, nei covi della banda, hanno trovato tutti i documenti del povero ricercatore italiano. Perché ovviamente una banda di criminali comuni sequestra per una settimana un occidentale, lo sevizia in modo chirurgico senza un motivo e non chiede nessun riscatto e poi, come se non bastasse, conserva per settimane pure i documenti del rapito, giusto per non lasciare dubbi sulla sua colpevolezza… Comunque ora il cerchio è perfettamente chiuso, con la beffa per l’Italia, che in teoria dovrebbe pure ringraziare l’Egitto, che si aggiunge al danno, irreparabile, non solo della brutale uccisione di Regeni ma anche dell’impossibilità di conoscere la verità dei fatti”

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