NIGERIA, DUE DONNE SI FANNO ESPLODERE DAVANTI A UNA MOSCHEA: 22 MORTI L'attacco alla periferia di Maiduguri, il centro di comando dei militari nella guerra contro gli estremisti islamici di Boko Haram

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Nuova strage di civili per mano terroristica in Nigeria. Due donne si sono fatte esplodere a Maiduguri, città nel nord del Paese, provocando almeno 22 morti. Una delle due si è fatta esplodere all’interno della moschea, l’altra fuori mentre i fedeli cercavano di fuggire. Abdul Mohammed, dei servizi di emergenza, ha riferito che altre 17 persone sono rimaste ferite. Un testimone ha raccontato all’Associated Press: “Ero a pochi metri di distanza dalla moschea quando ho udito un fortissimo boato e poi brandelli di corpi disseminati ovunque”. L’attacco non è stato ancora ufficialmente rivendicato, ma la moschea si trova a Umarari, alla periferia di Maiduguri che oggi è il centro di comando dei militari nella guerra contro gli estremisti islamici di Boko Haram.

Nel dicembre scorso il presidente nigeriano Muhammadu Buhari – eletto il 29 maggio 2015 e già in carica dal 1983 al 1985 in qualità di Presidente del Consiglio Militare Supremo – aveva affermato in un’intervista all’emittente britannica “Bbc” che Boko Haram era stato “tecnicamente sconfitto” e che i militanti del gruppo, affiliato allo Stato islamico, non erano più in grado di condurre “attacchi convenzionali” contro le forze di sicurezza o i centri popolati. Fondato nel 2002 su basi ideologiche di critica al modello occidentale, il termine Boko Haram significa letteralmente “l’educazione occidentale è proibita”.

Secondo la Banca Mondiale, dal 2009 – anno di inizio dell’insurrezione del gruppo terroristico di matrice islamica – ad oggi, gli attacchi di Boko Haram e la reazione delle forze di sicurezza nigeriane hanno provocato la morte di 20mila persone e causato perdite per 5,9 miliardi di dollari all’economia della Nigeria, il paese più popoloso e la principale economia dell’Africa. Lo riporta uno studio elaborato dalla Banca Mondiale che rientra nel programma di “ricostruzione e pacificazione” messo a punto da Unione Europea e Onu.

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