FUSIONE BANCO POPOLARE-BPM, SAVIOTTI: “NON CI SARANNO LICENZIAMENTI” L'ad dell'istituto di credito milanese: "Dopo Pasqua scriveremo il business plan". Nasce il terzo gruppo bancario italiano

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“Non ci sarà alcun problema per quanto riguarda i dipendenti, non ci sarà alcun licenziamento: chi uscirà è perché vorrà partecipare ai fondi di solidarietà” che poi è il sistema finora “utilizzato sempre dal Banco Popolare”. Lo ha assicurato l’ad del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, nella conference con gli analisti sulla fusione con Bpm. “I dipendenti sono la nostra forza come lo sono i clienti” ha ribadito Salviotti. Il piano industriale sarà redatto “subito dopo Pasqua” e nell’arco di un mese sarà “all’attenzione dei regolatori, non avremo difficoltà perché entrambe le banche sanno fare il proprie mestiere”.

La fusione tra Bpm e Banco Popolare, che darà vita al terzo gruppo bancario italiano dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo, è stata decisa mercoledì. I numeri parlano di una capitalizzazione di 5,5 miliardi di euro, 2.500 sportelli e 4 milioni di clienti. “Le riforme funzionano, le popolari cambiano: più grandi, più forti, più trasparenti” ha commentato su Twitter il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan mentre l’a.d del Banco. A sbloccare l’impasse e a consentire il varo della fusione è stata la disponibilità del Banco a rafforzare il patrimonio. Lo farà con un aumento di capitale da 1 miliardo, già garantito da Mediobanca e Bofa-Merrill Lynch, che hanno affiancato Verona in questi mesi come advisor (Lazard e Citi hanno assistito invece la Milano).

La manovra, da realizzare per fine ottobre, prima del via libera alle nozze dalle assemblee, che si terranno entro il primo novembre, ha soddisfatto la Bce, fin qui rigida nei paletti posti al progetto. Dalla vigilanza europea è arrivato un “via libera informale”. Per quello formale bisognerà invece aspettare che le due banche presentino un business plan. Quanto al protocollo d’intesa per la fusione sottoscritto mercoledì, prevede la nascita di una capogruppo (una Spa con un sistema di governance tradizionale) controllata al 54% dagli azionisti del Banco e per 46% dai soci di Bpm. Avrà due teste (headquarters) uno a Verona e uno a Milano: sede legale nel capoluogo lombardo e amministrativa nella città veneta.

E’ previsto poi che Bpm conferisca a una banca-rete gli sportelli nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco e Varese. Tale controllata avrà sede legale e amministrativa a Milano e dopo tre anni verrà incorporata nella nuova capogruppo. Rispettate poi le attese della vigilia sulla ripartizione delle poltrone: per il primo triennio il Cda del nuovo gruppo bancario sarà composto da 19 amministratori (poi scenderanno a 15), avrà come ad Giuseppe Castagna e come presidente Carlo Fratta Pasini mentre Saviotti sarà presidente del comitato esecutivo.

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