GLI ATTENTATI CHE HANNO FATTO TREMARE IL VECCHIO CONTINENTE

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Violenza, distruzione morte. L’Europa è colpita al cuore, nel suo centro politico e governativo. Bruxelles, Parigi, ma prima di esse Madrid, Vienna, Tolosa. Nell’epoca dei social, dove tutti sono pronti ad indignarsi, ad accendere un cero per ricordare le vittime di queste terribili stragi senza senso, ci si dimentica troppo spesso di tanti altri attentati che hanno visto le grandi capitali, culturali e politiche, del Vecchio Continente sullo sfondo di numerosi attacchi sanguinari.

Come quello del 27 dicembre 1985, avvenuto negli aeroporti di Fiumicino e Vienna, dove vi furono azioni contro i banchi d’accettazione della compagnia israeliana El Al. Muoiono 20 persone. I feriti sono più di 100. Nel novembre del 2003, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, vengono fatte esplodere delle autobombe contro due sinagoghe, il consolato britannico e la banca britannica Hsbc a Istanbul: 63 morti in 4 attentati. L’anno successivo è la Spagna ad essere colpita: l’11 marzo, vengono fatte esplodere delle bombe nascoste nei bagagli su diversi treni pendolari, in tre stazioni di Madrid e dintorni; perdono la vita 191 persone. I feriti sono quasi 2000. Nel luglio del 2005 è la volta di Londra. 4 kamikaze nella metropolitana inglese attivano la cintura imbottita di esplosivo facendo perdere la vita a 56 persone. Circa 700 i feriti.

Ma la rabbia e la “cieca violenza” contro chi è diverso, contro chi crede in una divinità diversa, contro chi si professa “cittadino libero”, non si placa. E’ il 19 marzo del 2012 quando un uomo apre il fuoco davanti ad una scuola ebraica di Tolosa, uccidendo un rabbino e tre studenti. Una settimana prima il killer aveva compiuto due agguati contro i militari nella stessa Tolosa e a Montauban. Il bilancio è di tre morti e un ferito. A distanza di due anni, l’Europa torna a tremare. Il 24 maggio del 2014, un uomo uccide quattro persone a colpi di kalashnikov al museo ebraico di Bruxelles. Gli inquirenti arrestano un 29enne francese di origini arabe sospettato di essere stato in Siria nel 2013 come volontario nelle file dei jihadisti dell’Isis. E’ la prima volta che un militante del sedicente stato islamico colpisce il Vecchio Continente. Fino a quel momento gli assassini erano singoli individui votati al razzismo e alla pulizia etnica.

E proprio il califfato islamico continuerà a mietere vittime. La prima nazione ad essere colpita dai miliziani della sharia è la Francia. Il 7 gennaio del 2015 Parigi si risveglia in un incubo: 12 giornalisti perdono la vita nell’attentato compiuto da due terroristi nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Questo è solo l’inizio. Nel febbraio dello stesso anno, a Copenaghen, avviene una sparatoria in un caffè: un morto e 3 feriti ad un convegno sulla libertà d’espressione organizzato dall’artista Lars Vilks, autore di numerose caricature del profeta Maometto nel 2007. Poche ore dopo una seconda sparatoria, vicino a una sinagoga: altri 3 feriti.

A novembre, poi, l’attacco più tragico: tre attentati coordinati a Parigi e dintorni mietono 130 vittime. Tre kamikaze si fanno esplodere vicino allo Stade de France, mentre era in corso un’amichevole di calcio tra Francia e Germania. 39 persone muoiono nell’11/o arrondissement, uccise a colpi di kalashnikov, sparati contro diversi bar e ristoranti. 90 sono i giovani che perdono la vita, uccisi da un commando kamikaze nella sala concerti Bataclan. Dopo quattro mesi, di nuovo Bruxelles. “Rinnoviamo la nostra condanna” per gli attentati  e “la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime”, dicono gli Imam. “Siamo molto preoccupati per questa escalation di violenza e strumentalizzazione della religione che va di pari passo con gli errori nelle politiche di integrazione, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni cresciute in Europa”.

Sono tanti i musulmani che vivono in Francia o in Belgio, ma a causa di errate politiche di integrazione, questi sono stati ghettizzati, divenendo incuranti della patria e della società in cui vivono. Se si trapianta il disagio e la miseria culturale e sociale delle Nazioni in via di sviluppo in alcuni quartieri, i figli cresciuti in questo contesto vivono spaesati nei confronti della Nazione in cui vivono. “E questa mancanza di una chiarezza identitaria apre le porte ai falsi predicatori, alle manipolazioni dell’Isis e all’idea di trasformarsi in giustizialisti”.

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