Un Paese senza politici

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primavera

D’accordo, di fronte al dolore, di fronte ad un lutto che colpisce nel profondo, fermarsi e tacere è la cosa migliore. Certi rumori di sottofondo provocati da beghe da cortile non solo stonano con il momento, ma rischiano di risultare addirittura incomprensibili. Tecnicamente, quindi, la scelta del Pd di rinviare la Direzione nazionale, fissata per lunedì 21 marzo in segno di lutto per la morte delle sette giovani italiane in Catalogna, a causa di un incidente stradale è ineccepibile. A quel lutto partecipiamo anche noi. Però in questo richiamo alla regola del silenzio quando il mondo urla di dolore c’è qualcosa che sfugge alla regola stessa.

Viene da chiedersi, ad esempio, per quale motivo l’assemblea dem sia stata spostata addirittura al 4 aprile. Perché un lasso di tempo così ampio? Quale trattativa deve essere ancora portata a termine? Che lo si voglia o no Renzi estrae dal dibattito-scontro con la minoranza Pd una benzina pulita, estremamente raffinata, con la quale alimenta la sua macchina politica. Senza i duri scontri verbali con Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani, per non dire Massimo D’Alema, Renzi non potrebbe giustificare il sostegno di Denis Verdini e l’alleanza con Angelino Alfano.

Con la solita straordinaria efficacia Ilvo Diamanti, su Repubblica di lunedì 21, ha colto perfettamente il senso questo gioco degli specchi. Partendo dal referendum sulle riforme costituzionali il sociologo e politologo arriva a sostenere che Renzi “oggi guida un partito e un governo entrambi personali”. Marchio di un’epoca che Mauro Calise ha definito “Democrazia del leader” (titolo del suo recente saggio edito da Laterza). Ma il problema della legittimazione, per Matteo Renzi, resta. Tanto più se egli intende riscrivere le regole e l’impianto istituzionale della Repubblica”.

Ecco il punto. Il referendum sulla Costituzionale altro non sarà che un voto pro o contro Renzi e il premier non vuole arrivare a quell’appuntamento con un partito senza corde vocali e senza dissonanze rispetto ai vocalizzi dei “ragazzi del coro”. Il confronto- scontro legittima tutto, da qui la necessità di tenere i giri del motore molti alti. Quasi al massimo. Rinviare la direzione del Pd, quindi, serve a tutto e a tutti e, soprattutto, rientra perfettamente nel quadro politico attuale, particolarmente difficile da inquadrare in una sola posa, in solo fotogramma. Come testimonia la campagna elettorale per le amministrative, che dovrebbero appassionare gli italiani e riportare i partiti alla loro missione originale. Invece stiamo correndo il rischio di entrare in un pozzo senza fine.

Sostiene Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera, attento osservatore della politica di casa nostra, che “a volte si ha l’impressione che gli aspiranti sindaci si occupino di tutto meno che dei destini del loro comune. Non sono poche le candidature di dispetto, se non di vendetta o di semplice bandiera”. Ha ragione, drammaticamente ragione. Molti dei nomi in campo nomi non sono “per” ma “contro”. E’ come se se questa tornata elettorale si fosse trasformata in una grande arena. Eppure città come Roma, ma anche Milano non è da meno, hanno bisogno di cure attente e meticolose, di progetti politici seri e innovativi. Invece di programmi non c’è traccia, c’è solo il fastidioso ricorso allo scaricabarile, al dare la colpa al predecessore. Una liturgia propagandistica vecchia e fastidiosa. Non caso sempre De Bortoli sottolinea che “se si vuole vincere disaffezione e astensionismo forse è il momento di discutere di programmi concreti. Con un’avvertenza. Inutile promettere ciò che un sindaco saggio e ragionevole sa di non poter mantenere. Dannoso lanciare idee su redditi di cittadinanza con i bilanci già dissestati. Ingannevole prefigurare un futuro di servizi municipali scandinavi quando le strade sono piene di buche e di spazzatura”.

Ecco questo è l’unico programma che ci sentiremmo di sottoscrivere, non il classico pacco con un set di pentole in omaggio. Un Paese smarrito, disorientato, quasi irriconoscibile rispetto a quello che gridava al lupo al lupo quando governava Berlusconi (ieri non un secolo fa) ha bisogno di ritrovare un senso e una nuova sensibilità rispetto alla cosa pubblica. La politica, invece, sembra ostinata nel voler dare del valium a chi vorrebbe svegliarsi…

 

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