MORTE

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bandiera europea

Ancora morte nel cuore di un’Europa colpita dal terrorismo internazionale. Dopo Parigi è arrivato il turno di Bruxelles, da tempo nel mirino del jihad come aveva previsto l’intelligence belga e come si era evinto dal susseguirsi di blitz a Molenbeek, in una città sempre più militarizzata e impaurita. Capitale di un’Europa fragile, falcidiata da divisioni interne, incapace di far fronte alla spaventosa emergenza migranti, litigiosa al punto da rendere difficile lo scambio di informazioni tra apparati di sicurezza, vitale per combattere il terrorismo.

L’attacco è iniziato poco dopo le 8 di questa mattina, quando due violente esplosioni si sono verificate nell’area imbarchi per gli Stati Uniti provocando almeno 34 morti e oltre 200 feriti. La deflagrazione è avvenuta ai banchi di accettazione dell’American Airlines, con l’area di accoglienza delle partenze completamente devastata. Scene di panico tra i passeggeri, che subito sono stati evacuati dallo scalo. Testimoni riferiscono di migliaia di persone che per ragioni di sicurezza sono state fatte scendere sulla pista. Altri raccontano di aver sentito degli spari prima delle esplosioni e di aver udito delle grida in arabo. Secondo i media belgi, all’interno dello scalo sarebbe stata trovata anche una bomba inesplosa.

E’ stato predisposto un piano di emergenza per deviare i voli su Charleroi, sono stati interrotti i collegamenti ferroviari da e per l’aeroporto. Il governo belga ha subito convocato il Consiglio di sicurezza ed è stato alzato al massimo livello l’allarme in tutto il Paese. Poco dopo, un’altra esplosione, nella stazione della metropolitana di Maalbeek, a due passi dalla Commissione UE: su twitter immagini di fumo sulla strada, mentre fonti all’agenzia belga riferiscono di un’altra esplosione nella stazione della metropolitana di Schumann, molto vicina a quella di Maelbeek. Il bilancio è di almeno 34 morti. Città blindata, esercito in strada, traffico completamente paralizzato per permettere il passaggio delle ambulanze. E’ la vittoria del terrorismo e del terrore sulla normalità, uno schiaffo al nostro modo di vivere, il vero obiettivo del fondamentalismo.

Restano alcuni inquietanti interrogativi. Quale falla dell’Intelligence ha lasciato privi di protezione obiettivi sensibili come aeroporti e metropolitane? E perché, proprio nei giorni in cui è iniziato l’interrogatorio di Salah Abdeslam, non si è prevenuta una possibile rappresaglia? Qualcuno dovrà rispondere a queste domande. Anche perché l’attacco di oggi è avvenuto nella città simbolo della lotta al jihad sul suolo europeo. Basti ricordare cosa è avvenuto negli ultimi mesi.

18 marzo 2016: Salah Abdeslam, presunta mente degli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi, viene arrestato nel quartiere brussellese di Molenbeek, dopo una sparatoria.

21-26 novembre 2015: tutta Bruxelles viene posta in stato di massima allerta per “minaccia seria e imminente” di un attentato, poco dopo le stragi di Parigi. Scuole e trasporti pubblici vengono chiusi, l’esercito pattuglia le strade cittadine.

15 gennaio 2015: una cellula terroristica viene smantellata dalle forze di sicurezza a Verviers, nell’est del Paese. Due terroristi vengono uccisi nell’operazione, al termine della quale la polizia trova armi e materiali utili alla fabbricazione di esplosivi.

C’erano, dunque, i segnali del pericolo imminente, ma non sono stati tenuti in debita considerazione. E oggi, ancora una volta, l’Europa piange…

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