Tragedie figlie della crisi

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paura

La morte delle giovanissime ragazze in Spagna, che così duramente ha colpito l’Italia, non può e non deve essere annoverata alla “tragica fatalità”. C’è un ragionamento più largo da fare, che questo episodio innesca ma non conclude, suggerisce anche al di là del singolo drammatico episodio.

E’ la corsa al risparmio che ormai in tutti i luoghi di lavoro, in ogni settore della società, viene inseguita senza scrupoli; la prima vittima di questo atteggiamento è la “sicurezza”, intesa sempre come un costo e spesso eliminata con un colpo di matita.

Le leggi prescrivono, obbligano, dispongono… ma poi c’è la realtà, quella che vede trovare le scappatoie per limitare i costi. Anche il doppio autista è un costo, che se possibile va eliminato. Meno manutenzioni se non quelle effettivamente di obbligo, dipendenti sfruttati al limite delle loro capacità.

La crisi economica – quella vera e quella presunta, quella vissuta davvero o presa a pretesto da chi i soldi ce li ha ma non li vuole spendere – è l’alibi con cui si contraggono tutte le spese, pretendendo però che il servizio resti come prima. Accade quindi che un colpo di sonno spenga le speranze di vita di una generazione, che una mancata manutenzione diventi foriera di tragedie, che il non sostituire un pezzo porti a costi economici e sociali inevitabilmente più pesanti.

Alla fine infatti esiste l’uomo, con tutti i suoi limiti, che nessun ordine di servizio può modificare. E il meccanismo salta, s’inceppa, e provoca disastri.

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