VIA CRUCIS AL COLOSSEO, MONS. BASSETTI: “NEI MIGRANTI SI CELA IL VOLTO DI CRISTO” La Libreria Editrice Vaticana pubblica oggi le meditazioni dell'Arcivescovo di Perugia

776
Via Crucis Colosseo

“Dio è misericordia”. E’ questo il titolo voluto dal card. Gualtiero Bassetti per le meditazioni scritte in occasione della Via Crucis, presieduta da Papa Francesco, il Venerdì Santo al Colosseo. Nei testi, pubblicati dalla Lev, l’arcivescovo di Perugia evidenzia che “di fronte alle paure dell’uomo, al dolore, alle persecuzioni e alla violenza, la misericordia è il canale della grazia che da Dio giunge a tutti”. Nelle 14 stazioni compaiono anche le parole di don Mazzolari, padre Turoldo e San Giovanni Paolo II con riflessioni sui migranti, dove si cela “il volto di Cristo”, sui cristiani perseguitati, gli ebrei uccisi nei campi di sterminio, le famiglie lacerate, i disoccupati e i precari, i bambini abusati, e le ostentazioni dei potenti di oggi.

Negli stralci, anticipati dalla Radio Vaticana, il percorso di Cristo verso il Golgota diventa l’estremo dono misericordioso di Dio per gli uomini. “Nel cammino giubilare che la Chiesa sta compiendo, la Via Crucis vuole mostrare questo amore che giunge allo ‘scandalo della croce’, contrapponendosi alle meschinità umane e partecipando agli strazi del mondo”. Il corpo straziato di Gesù “indica la strada della giustizia”, quella di Dio “che trasforma la sofferenza più atroce nella luce della risurrezione”. Ma, come Pilato, c’è chi ha paura di perdere le proprie sicurezze e non sceglie la Verità di Dio o chi teme il diverso, lo straniero, il migrante e non vi scorge il volto Cristo”.

Lungo le stazioni c’è spazio per riflessioni profonde, come quelle sulla prima caduta di Gesù sotto il peso della croce: se “la sofferenza per l’uomo è a volte un assurdo”, lo sforzo è quello di comprendere “quanta libertà e forza interiore” ci sia stata in quell’umano inciampo che è un’inedita rivelazione divina di Cristo. Dunque, le domande a Dio sui perché diventano preghiera: “per gli ebrei morti nei campi di sterminio, per i cristiani uccisi in odio alla fede, per le vittime di ogni persecuzione”. In Cristo che incontra la madre si può scorgere l’immagine della famiglia, “cellula inalienabile della vita comune” e “architrave insostituibile delle relazioni umane”, mentre nel tenero gesto della Veronica si può riconoscere l’amore forte che sfida ogni cosa pur di donarsi. La seconda caduta di Cristo ci insegna che il peccato fa cadere l’uomo più volte, ma non ci si salva da soli. L’ultima caduta ricorda la sofferenza delle famiglie spezzate, di chi non ha un lavoro, di tanti giovani precari.

In tal modo, ripercorrendo i grandi temi dell’attualità, la supplica a Dio si eleva per quanti “sono a terra” a causa dei matrimoni falliti, di drammi o per l’angoscia del futuro. Quando Cristo viene spogliato, ci ricorda invece i “bambini profanati nella loro intimità”, chi ha subito abusi o non è rispettato nella propria dignità. Ma è dalla croce che risplende l'”onnipotenza che si spoglia”, la “sapienza che si abbassa fino alla follia”, l’amore “che si offre in sacrificio”. Ai lati del Figlio di Dio ci sono due malfattori: uno propone di “scappare dalla croce ed eliminare la sofferenza”, la così detta “logica della cultura dello scarto”, l’altro accetta la volontà del Padre e volge lo sguardo verso l’alto, aprendosi alla “cultura dell’amore e del perdono”. Gesù muore in croce, ma la sua “è la celebrazione più alta della testimonianza della fede”, come quella di numerosi martiri che anche in questi ultimi secoli, sono “veri apostoli del mondo contemporaneo”, come Massimiliano Kolbe o Edith Stein.

Al termine del percorso terreno di Cristo, è proprio nei testimoni che emerge “la forza della fede”. Come quella di Giuseppe d’Arimatea, che si fa “accoglienza, gratuità e amore” nel chiedere il corpo di Gesù per seppellirlo con “semplicità” e “sobrietà”. Un netto contrasto, sottolinea il card. Bassetti, “con l’ostentazione, la banalizzazione e la fastosità dei funerali dei potenti di questo mondo”. Si chiude il sepolcro di Gesù, ma non è la morte ad aver posto fine a tutto, perché nelle tenebre di quella tomba, silenziosamente, Dio è “all’opera… per generare nuova grazia nell’uomo”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS