IL LATO OSCURO DI INTERNET

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dark web

Si chiama “Dark web” ed è il lato oscuro di internet. Quello, per capirsi, in cui la rivoluzione dell’ecommerce viene distorta per rimpinguare il portafoglio di gruppi criminali. Un mercato sommerso nel quale circola di tutto: sostanze stupefacenti, pedo pornografia e frodi finanziarie. Qui, tra l’altro, l’Isis e le altre organizzazioni del jihad internazionale cercano adepti, fanno business, invitano alla lotta armata. Uno schiaffo alle vere vocazioni della rete: unire e non dividere, accorciare le distanze, fare impresa a prezzi accessibili. E un monito a chi ancora non mette mano al web attraverso una regolamentazione unitaria, che trasformi lo spazio virtuale da zona franca a vero ambiente di vita in cui si possa navigare sicuri.

La torta è ricca: si parla di un giro d’affari che va dai 300 ai 500 mila euro di guadagno al giorno. Il tutto avviene grazie a collegamenti protetti che rendono invisibili le transazioni, spostandole da un server all’altro in un battito di ciglia. Il pericolo più grande è rappresentato dall’accessibilità ai contenuti. Non si tratta di canali blindati, in cui solo pochi possono inserirsi. Al contrario il “Dark web” è pubblico ma sfugge ai controlli grazie a siti con indirizzo Ip nascosto. Chiunque, minori compresi, può finire a bazzicare ambienti illegali con una facilità disarmante.

“Il Dark Web è un luogo particolarmente interessante per le comunità di sviluppatori di malware e per i loro clienti”, spiega l’indagine condotta da Clusit, Associazione italiana per la sicurezza informatica, che riporta una sorta di tariffario del “black market”. Si scopre così che viene venduto a 1 dollaro l’insieme di alcune informazioni personali di un utente; hackerare un profilo Facebook o Twitter può costare dai 50 ai 200 dollari, mentre per un account PayPal ed eBay il prezzo sale a 300 dollari. Infine, il codice sorgente di un “malware” (un virus) bancario è quotato tra i 900 e i 1500 dollari.

Un team di esperti ha studiato i 35 principali mercati neri del web scoprendo che riescono a gestire transazioni per un ammontare che oscilla dai 300 mila ai 500 mila dollari al giorno. “Un’economia in espansione – spiega il rapporto – considerando che il popolare sito Silk Road (eCommerce per prodotti di contrabbando come droga, armi e farmaci, ndr) nel 2012 aveva un giro di affari annuo di circa 22 milioni di dollari”. Altra piaga del “Dark Web” sottolinea Clusit, è la pedo-pornografia: i siti contenenti questo materiale ammontano al 26% del totale. Il lato oscuro di internet, infine, è usato da organizzazioni come il Daesh. “Abbiamo notizia – spiega il rapporto – di alcuni siti utilizzati per condividere indirizzi Bitcoin (una moneta elettronica ndr) per la raccolta di fondi per finanziare attività delle cellule operative in Occidente, mentre in rete è reperibile il testo ‘Bitcoin wa Sadaqat al Jihad’ che spiega come acquistare armi nel Dark Web per azioni terroristiche”.

Il pericolo, dunque, corre dietro i nostri monitor e non è un fenomeno ridotto. Basti pensare che il web visibile (e quindi legale) rappresenta solo il 4% di internet. Il resto delle operazioni avviene sotto la superficie. E’ come un iceberg: la punta è la parte più piccola mentre il grosso della struttura si sviluppa in profondità e si divide in “deep”, dove si entra solo usando software speciali, “charter” (composto per lo più da forum in cui hacker e altri criminali si muovono con disinvoltura) e “marianas”, il cui contenuto è per lo più sconosciuto ed è fonte di leggende metropolitane. Una mastodontica minaccia piazzata in un mare di dati con cui rischiamo di scontrarci ogni volta che navighiamo.

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