CUBA-USA, OBAMA: “L’EMBARGO FINIRA'”

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Le note dell’inno statunitense che riecheggiano all’interno del Palacio de la Revolucion, Barack Obama e Raul Castro l’uno di fianco all’altro. E’ iniziata così la cerimonia con cui il presidente cubano ha ufficialmente accolto il suo omologo americano a L’Avana, in quello che è già un incontro storico.

Dopo aver ascoltato entrambi gli inni, aver passato in rassegna il picchetto d’onore, Barack Obama ha deciso di esordire il suo discorso in spagnolo: “Este es un nuevo dia”, ha dichiarato il presidente Usa per sottolineare ancora una volta l’importanza dell’incontro con il suo omologo cubano. Poi ha promesso che “prima o poi” l’embargo finirà. I due leader si sono stretti la mano, di fronte a giornalisti e telecamere, prima di iniziare il colloquio. Non è la prima volta per lo storico scatto, visto che questo è il terzo colloquio tra Obama e Raul Castro dopo la svolta del dicembre 2014. Il primo è stato lo scorso aprile a Panama, a margine del Vertice delle Americhe, e il secondo lo scorso settembre a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu.

“Il futuro di Cuba sarà deciso dai cubani”, da nessun altro, ha detto Obama nella conferenza stampa congiunta. Cuba, ha aggiunto Obama, è un Paese “sovrano e molto orgoglioso”. “Al presidente Castro ho detto andiamo avanti e non guardiamo al passato. Abbiamo sistemi ed economie diversi”, ha detto Obama aggiungendo che tra Stati Uniti e Cuba ci sono “divergenze profonde” che “durano da decenni”. Ma, ha aggiunto, gli Stati Uniti “non considerano Cuba una minaccia”.

L’eliminazione completa dell’embargo, ha ricordato, “dipende dal Congresso. L’elenco di cose che possiamo fare a livello amministrativo è breve”. Il presidente Usa si è rammaricato del fatto che durante gli anni delle elezioni presidenziali “il Congresso non è produttivo”. Tuttavia, ha aggiunto, la folta delegazione di membri del Congresso democratici e repubblicani giunta con lui nell’isola in occasione della visita testimonia “l’interesse crescente per l’eliminazione dell’embargo” ma “la tempistica dipende in parte da come possiamo colmare le divergenze sui diritti umani”. “L’embargo avrà fine -ha poi aggiunto Obama- non so dire quando, ma sono convinto che avrà fine”, perché “la strada che abbiamo intrapreso continuerà anche dopo la mia amministrazione”.

“Si potrebbe fare molto di più se riuscissimo a revocare totalmente l’embargo”, ha detto Castro. Oltre a sottolineare che le “ultime misure adottate” dal governo americano “sono positive, ma non ancora sufficienti”, ha precisato che “l’embargo è l’ostacolo più importante per il nostro sviluppo economico ed il benessere popolo cubano”. La sua eliminazione è quindi “essenziale per normalizzare i rapporti bilaterali”, ha aggiunto. “Quanti Paesi nel mondo rispettano i 61 diritti umani e civili, quanti? Quanti rispettano pienamente tutti questi 61 diritti umani? Nessuno”, ha detto Castro rispondendo ad una domanda sui diritti umani. Alcuni Paesi ne rispettano “una parte, altri un’altra e tra questi Paesi ci siamo noi, ne rispettiamo 47. Non possiamo politicizzare il tema dei diritti umani, non è giusto”. A Cuba, ha sottolineato Castro, “c’è il diritto alla salute, fondamentale, sacro”.

Obama ha voluto ringraziare pubblicamente il Papa e il cardinale Ortega per il loro “contributo decisivo” al riavvicinamento dei due Paesi e Castro per aver ospitato i colloqui di pace tra il governo colombiano e le Farc, proseguiti oggi nell’isola sotto la supervisione del segretario di Stato Usa John Kerry. Dopo la giornata dedicata al governo cubano, domani Obama si rivolgerà direttamente al popolo cubano, con un discorso trasmesso in diretta dalla tv nazionale. Sempre domani incontrerà alcuni dissidenti e assisterà ad una partita di baseball tra la nazionale cubana e una squadra americana.

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