PD: DIREZIONE RINVIATA, LA RESA DEI CONTI RENZI-MINORANZA PUO’ ATTENDERE L'incontro è stato cancellato in segno di rispetto le vittime italiane dell'incidente in Catalogna. Ma i nodi vanno risolti al più presto

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La direzione Pd in programma per oggi è stata rimandata in segno di rispetto per le vittime italiane dell’incidente in Catalogna. Lo ha comunicato stesso partito guidato da Matteo Renzi. Secondo il premier, evidentemente, non è il momento delle liti e il Paese, a maggior ragione la forza politica di maggioranza relativa, deve mostrarsi unito davanti alla vita spezzata di 7 nostre giovani connazionali. Ma i nodi politici tra i dem non possono restare irrisolti ancora a lungo. Ieri il segretario aveva promesso che avrebbe preso di petto le “piccole beghe” del partito.

La minoranza aveva fatto sapere che si sarebbe presentata altrettanto battagliera: le tre aree che la compongono si dovevano vedere in giornata per arrivare all’incontro compatti. La sinistra Pd continua a negare la scissione, Renzi ha sempre ribadito che lui non caccia nessuno ma chiede lealtà nello stare insieme e unità per affrontare le sfide elettorali. Ma il clima interno al partito si è fatto tesissimo. Non solo le critiche di Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza rilanciate dalla convention dello scorso weekend a Perugia, ma anche due dure interviste di D’Alema ed Enrico Letta.

Caricata dopo l’evento di Perugia, la sinistra Pd intende chiedere “risposte precise e chiarezza” al segretario, dalla linea Pd, al caos primarie. E su questo punto la segreteria prova a giocare d’anticipo annunciando una legge per istituire primarie, facoltative, gestite dal Viminale. Altro nodo quello della posizione sul referendum sulle trivelle. Su quella consultazione Renzi ai Giovani Dem, che in mattinata avevano applaudito la posizione anti-astensione di Roberto Speranza, conferma la linea indicata dai vicesegretari. Ma ha fatto sapere sapere che non sarà sanzionato chi andrà a votare: “Chiunque può fare quel che vuole ma non fatevi prendere in giro. E’ un referendum – del tutto legittimo – per bloccare impianti che funzionano. Ma è uno spreco e mette a rischio 10mila posti. I 300 milioni della consultazione le Regioni li potevano spendere per asili nido e non per dare un segnale. L’astensione? La promossero i Ds sull’articolo 18”.

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