La piaga del razzismo

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bambara

Scrive Tahar Ben Jelloun, ne “Il razzismo spiegato a mia figlia”, che la diffidenza e il disprezzo per persone con caratteristiche fisiche e culturale diverse dalle nostre sono vecchi quanto l’umanità. Tuttavia, il temine “razzismo”, legato al concetto di “razza”, è piuttosto recente storicamente. Compare nel XIX secolo, dopo che il biologo Charles Darwin ha formulato la sua teoria sulle origini delle specie e sull’evoluzione in base al principio della selezione naturale, per cui sopravvive “il più forte” biologicamente.

Il razzismo consiste, quindi, nell’ostilità verso il diverso e il rifiuto in nome di una pretesa superiorità, etnica o culturale. Razzismo e culturalismo o nazionalismo sono spesso separati da una linea sottile e trasparente, quando la cultura è definita in termini quasi biologici.

Se è vero quanto afferma Ben Jelloun, ovvero, che il razzista “soffre di un complesso di superiorità o di inferiorità” e “ha paura dello straniero”, cioè di chi è “estraneo” alla famiglia, al clan, alla comunità, viene da un altro Paese e appare “strano”, in quanto diverso e sconosciuto, e dunque, l’ignoranza è la prima fonte del razzismo, è pure vero quanto dichiara il filosofo Pietro Archiati, ovvero, che il fondamento psico-sociologico e culturale del razzismo è nel materialismo. Il razzismo nasce dalla riduzione della persona umana alle sue caratteristiche fisiche, al corpo fisico e ai condizionamenti ambientali e genealogici. Non a caso, dunque, il razzismo è teorizzato in età moderna e contemporanea, in un’epoca storica in cui prevale una visione materialistica dell’essere umano e della vita, che concepisce lo spirito come una funzione della materia.

L’estrema conseguenza alla quale il materialismo perviene è l’identificazione dell’uomo con la sua corporeità fisica. E il razzismo è la conseguenza di questa identificazione”, scrive Archiati in “Al di là di ogni razzismo”. È, dunque, l’esito tragico e irrazionale del materialismo, e il paradosso dell’individualismo, che nega l’originalità della persona umana, la sua libertà, di scelta e di auto-determinazione, anche rispetto alle componenti fisiche e temporali. Ed è questa libertà, la caratteristica essenziale, propriamente umana, di ogni persona, “l’universale umano”.

Il disprezzo e il rifiuto dell’altro sulla base della sua diversità per caratteristiche fisiche e culturali, cioè, di appartenenza a gruppi umani diversi, a “corpi sociali” estranei, è allora, in fondo, un disprezzo e un rifiuto della propria umanità autentica, perché significa una riduzione del proprio valore umano alla propria corporeità, nella confusione della coscienza, del sé profondo, dell’io, dell’anima, dello spirito, con la realtà fisica, corporea, materiale. La svalutazione dell’altro è, in verità, una svalutazione di se stessi e della propria umanità.

La base del razzismo è l’odio, il non-amore. Nasce dalla logica del male, di separazione. Il diavolo è il “separatore” dell’uomo (in greco, da dia+ ballo, separare), dalla sua autentica e piena umanità, come unità armonica indistinta di corpo, spirito e anima, che si realizza nella libertà e responsabilità, e insieme dall’umanità in quanto organismo vivente trans-storico, incarnato nei “corpi” storici, delle comunità umane di un certo tempo e di certi luoghi.

Il Cristianesimo è la vittoria dell’umanità nella vittoria dell’amore. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è “il” Comandamento, che comprende tutti gli altri. Significa, anche: “Ama te stesso, in quanto essere umano” e “Ama l’altro essere umano perché è te stesso”, è tuo simile, tuo affine, l’altro te stesso, in quanto persona e figlio di Dio, creato a sua immagine. Cristo redentore vince il diavolo, perché salva dalla separazione, dalla disgregazione, dal male.

Il cristiano non può essere razzista, anche perché non è un materialista, non umilia la propria e l’altrui umanità nella riduzione alla corporeità e si relaziona a ogni altra persona umana, di qualsiasi razza, colore della pelle, nazione o religione, indipendentemente da quanti occhi abbia, quali e quanti capelli, che lingua parli o che vestiti indossi, per quel che è: un fratello, una sorella, un consanguineo nella famiglia di Dio, libero di essere pienamente umano o schiavo della propria fisicità.

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