IL COSTO DELLA GUERRA PER I BAMBINI

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Sono i bambini a pagare il costo alto della guerra, sono loro il costo altissimo di ogni guerra. Della guerra civile in Siria, per esempio. Non hanno giochi, nella piccola e povera città di Madaya come nella grande e nobile Damasco. Le pallottole e le bombe sono i loro giocattoli, insieme alle macerie. Non risuonano di risate e di allegria, le vie deserte, ma il sibilo dei proiettili fende l’aria, il boato di palazzi che crollano. Le gambe dei piccoli si trovano imprigionate in una vita che non è vita, quando non saltano a causa di qualche mina disseminata qui e lì. Non c’è acqua, né cibo, non ci sono medicine, né coperte per coprire dal freddo e nascondere dalla paura, non c’è amore dove domina il dolore.

Non fanno il gioco della campana, che tanto diverte i ragazzi del mondo. Per loro, la campana suona ogni giorno, dal 2011. Soltanto nel 2015, 750 sono rimasti uccisi nei bombardamenti. Il video del bimbo siriano pelle e ossa, ucciso dalla malnutrizione ha fatto il giro del pianeta, sui social network, ma nella realtà di chi decide le sorti della pace e della guerra nulla è cambiato. In cinque anni dallo scoppio del conflitto nel Paese, sono morte oltre 250mila persone. Sono 12milioni i siriani costretti ad abbandonare le loro case e la terra natale, la metà della popolazione. I siriani sono feriti, prima ancora di emettere i primi vagiti. Come la piccola Amel, nata ad Aleppo sotto un bombardamento, alla fine dell’anno scorso, con le schegge conficcate nella testa e, certamente, quelle invisibili e indelebili nel cuore.

Troppi bimbi restano soli, perché perdono tutti i parenti o perché sono abbandonati. Soltanto nel 2014, su circa 2100 minori rifugiati in Italia, oltre 1500 erano siriani. È la più grande crisi umanitaria del nostro tempo, come ha detto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. Non c’è solo la morte, non è il male assoluto. Nella fuga dalla violenza si nascondono ombre più terribili, come il commercio dei minori, la sparizione di molti bimbi migranti, i matrimoni precoci e il lavoro minorile, nell’estremo tentativo delle famiglie di sopravvivere. Subiscono molestie, violenze, torture. I bambini sono le vittime innocenti dei più atroci crimini contro l’umanità.

World Vision, organizzazione non governativa impegnata nelle adozioni a distanza, ha assistito oltre due milioni di profughi e rifugiati, in Siria e nei Paesi limitrofi, in Giordania, Iraq, Libano e Turchia. Nel 2015, World Vision ha fornito beni primari, alimenti, acqua e kit di igiene, per oltre mezzo milione di persone, di cui più di 300mila bambini, costruendo le infrastrutture per la distribuzione dell’acqua, latrine e impianti di depurazione nei campi profughi. Ha aiutato circa 35mila persone a proteggersi da gelo dell’inverno, con vestiti e coperte, offrendo assistenza sanitaria a quasi 28mila, di cui circa 15mila minori, anche attraverso supporto psicologico e programmi d’istruzione. La Ong sta promuovendo una campagna di raccolta fondi per garantire assistenza e riparo alle popolazioni colpite dalla guerra e soprattutto ai bambini.

Il costo economico della guerra siriana per l’economia nazionale è elevatissimo: 275miliardi di dollari, sono le cifre dichiarate nel rapporto “The Cost of Conflict for Children” (appunto, “Il costo della guerra per i bambini”), di World Vision in collaborazione con Frontier Economics. Numero che crescono in modo esponenziale. “Non saranno mai recuperati, non potranno mai essere investiti per garantire istruzione, assistenza sanitaria, mezzi di sussistenza, protezione e un futuro ai bambini siriani”, commenta Conny Lenneberg, responsabile dei Programmi in Medio Oriente di World Vision.

Gli analisti stimano che, se la guerra finisse quest’anno, il costo sarebbe di 689miliardi, nel 2020 sarebbero di 1,3trilioni di dollari. “Dietro ogni statistica, dietro ogni percentuale, ogni dollaro, c’è un bambino, che non può più andare a scuola, che va a letto affamato, che non riceve le cure mediche di cui ha bisogno, che non ha neanche un tetto sotto cui rifugiarsi”, dichiara Wynn Flaten, direttore del Programma di Crisi in Siria Syria di World Vision.

È uno schiaffo a chi volge dall’altra parte lo sguardo della coscienza e scrolla le spalle. “Il rapporto vuole dimostrare e ribadire l’urgenza, per la comunità internazionale, di mobilitare la propria forza diplomatica, per porre fine a questo conflitto una volta per tutte”, afferma Fran Charles, direttore del Syria Crisis Response Advocacy di World Vision. Non basta l’impegno dei volontari e delle agenzie umanitarie. Urge un intervento politico internazionale a favore della pace, in Siria e in Medio Oriente.

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