Come vivere la Settimana Santa

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Arriva la Settimana Santa. Nei testi liturgici l’atmosfera s’addensa: Gesù inevitabilmente si avvicina verso la sua tragica fine terrena. Attraverso le cose ancora da fare, la stanchezza e anche tante frustrazioni, appaiono alcune immagini, alcuni ricordi quaresimali che portiamo nel cuore. Melodie, gesti liturgici, alcune frasi, forse qualche ricordo dell’odore di primavera che risveglia, qualche paesaggio ancora vuoto e nostalgico ma che promette una prospettiva nuova, la commozione del cuore…

Le nostre Quaresime passate, le nostre estasi personali. Le guardiamo, con la distanza degli anni, della routine, della stanchezza… I sentimenti religiosi sicuramente hanno dato luogo a tante emozioni forti, provocati da ciò che accade nel mondo: sofferenze di tante persone, violenza, crudeltà… drammi che si svolgono sotto lo sguardo del mondo intero. E, dall’altro lato, l’indifferenza, stravolgente e mortale. La presenza del Cristo sofferente sembra troppo evidente. La riflessione è stata crocifissa tanto tempo fa. La perplessità diventa l’unico modo di reagire alle cose e di gestirle. Le parole si disintegrano, si sbriciolano. Pure i concetti. Non si riesce seguire la realtà. Rimane l’effetto di una destrutturazione e al contempo il desiderio – sempre più grande – non di fuggire, ma almeno di nascondersi.

La meditazione e la preghiera ormai sono niente altro che il battito del cuore accelerato e un respiro agitato. Non c’è posto dove potremmo nascondersi. Gli altri – i nostri confratelli, consorelle, conoscenti e non-conosciuti, amici e nemici – diventano sempre più insistenti. I contatti con loro fanno male. Il mistero della Croce che tante volte cercavamo di affrontare nelle nostre meditazioni, ha invaso la nostra vita, pian piano schiacciandola e facendola esplodere. Ciò che resta è la mancanza di sicurezza, di comprensione.

Non c’è bisogno delle parole e dei pensieri per sentire la Passione di Gesù. Anzi, così la sentiamo sempre più concretamente; emerge dai pezzi della nostra vita e dei nostri progetti. Un dolore puro si cristallizza nei sentimenti più intimi, che pure non osano essere chiamate emozioni. Rimaniamo rimpiccioliti, capaci solo di aggrapparci a qualche gesto liturgico, trovare un sollievo in qualche frase della preghiera. La meditazione è diventata una scuola di perseveranza. Talvolta un grido – muto e timido – di paura e resa.

In questa convulsione esistenziale tutto sembra fermo. Solo il tempo va avanti, silenziosamente e senza pietà. E tornano le immagini – ormai quasi cancellati dalla memoria – ma adesso rinfrescati di nuovo: le lacrime e i baci, gli sguardi e le ferite, tenerezza e crudeltà, amore e odio. Tutto tanto surreale quanto disperato e concreto. Il pensiero spaesato finalmente trova qualche sollievo nella fessura del costato trafitto di Gesù. La tristezza infinita viene rischiarata dall’umile ma inesorabile ritmo battuto sulla membrana del corpo esteso sulla croce. La borsa della misericordia viene strappata. Ne scaturiscono le sorgenti della vita sacramentale. Abbondantemente sgorgano dall’albero della vita.

Così, improvvisamente la natura diventa il nostro grande alleato ed amico: il sole, gli uccelli, le nuvole, le piante, il vento…

fr. Bernard Sawicki osb
www.anselmianum.com

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