RENZI: “PAESI EUROPEI INGOVERNABILI, SIAMO I PIU’ STABILI” Il premier Camera: "Tante nazioni non riescono ad avere un esecutivo". Migranti: "Dobbiamo dare seguito alle decisioni dell'Ue"

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“Prima o poi qualcuno farà una riflessione sul sistema istituzionale” e sulla “situazione di progressiva ingovernabilità di alcune nazioni” europee, “scoprendo che il modello istituzionale italiano rischia di essere più stabile, con buona pace di tante critiche sentite in questo periodo”. Lo ha detto Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni del presidente del Consiglio, in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo.

Il premier ha sottolineato “la difficoltà di far decidere e rendere operative decisioni prese” dal Consiglio europeo. Secondo Renzi “questo accade certamente per la rabbia, il rifiuto della politica tradizionale, il populismo. Ma se è vero che cresce quest’onda di rabbia verso i sistemi tradizionali e ottiene risultati significativi, dalle primarie americane alle regionali in Germania, c’è anche un fatto che riguarda la sfera istituzionale, cioè come funzionano le regole del gioco. Quando abbiamo iniziato a parlare di riforme la discussione fatta che ha visto molte divisioni era sul modello di legge elettorale: ciascuno aveva una proposta e ricordo come il modello spagnolo veniva immaginato come un sistema che garantiva governabilità. Oggi vediamo ciò che accade in Spagna”.

Renzi ha invitato a fare l’elenco dei Paesi “che avendo votato si trovano in difficoltà, non riescono più a eleggere un governo, ad avere un esecutivo in grado di rappresentarli. In Spagna è possibile si torni alle elezioni, in Irlanda non ci sono i numeri se non con una grande coalizione, in Portogallo il primo partito si è trovato all’opposizione sulla base dell’accordo tra gli altri partiti”.

Il “primo tema” della discussione sui migranti al Consiglio Ue “è dare corso alle decisioni che prendiamo”, perché “gli hot spot sono stati fatti, le riallocazioni e i rimpatri no”. La questione migratoria è quella principale nell’agenda di molti Paesi. “Ha caratteristiche inedite – ha spiegato – ma la sottolineatura che viene fatta dei numeri europei stride con la realtà dei fatti di altri Paesi fuori dai confini europei. Il presidente Mattarella si trova in Africa, ha visitato un campo profughi di centinaia di migliaia di persone; ciò che accade in Turchia è sotto i riflettori, ma non è lo stesso per alcune zone del Sud Est asiatico o per il Libano e la Giordania”. La questione dunque “va inserita in un quadro più normale, più logico, ma questo non è possibile in mancanza di attuazione delle decisioni europee su hot spot, relocation, rimpatri”.

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