POMPEI, APRONO AL PUBBLICO LE “DOMUS” MAI VISTE Esposta anche la "Venere nella conchiglia". Il Soprintendente: "E' la visita più ampia di sempre"

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Pompei, la Venere in Conchiglia

Cresce l’offerta culturale negli scavi di Pompei. Nelle rovine situate alle pendici del Vesuvio, tornano visitabili altre 5 domus e all’Anfiteatro apre, in contemporanea con il Museo Archeologico di Napoli, la mostra “Mito e natura”. Per l’occasione, il Soprintendente Massimo Osanna, ha esposto anche i resti di cibo e frutta carbonizzati all’interno della piramide che fino al gennaio scorso aveva ospitato i calchi. In contemporanea, il direttore del Museo archeologico, Paolo Giulierini, accoglie per la stessa mostra, nella Sala della Meridiana, pezzi unici, come la lastra della “Tomba del tuffatore” di Paestum. Poi affreschi, mosaici, argenterie e gioielli, ma anche statue, terrecotte e vasi che danno il senso di come la natura venisse percepita dagli antichi.

Ma sono le cinque case riaperte alla visita che stupiscono per la loro bellezza. Stupendi i giardini della Casa di Octavius Quartius, dove, a decorazione della fontana, risplendono gli struggenti affreschi del doppio suicidio d’amore di Piramo e Tisbe e del Narciso che si specchia nelle acque. Una domus che occupa un’intera insula tra l’Anfiteatro e via dell’Abbondanza. Accanto, ecco il viridario della Casa della Venere in conchiglia: sulla parete di fondo è tornata all’antico fulgore la pittura della dea sul mare, a fianco della quale emerge la riproduzione di una statua di Marte.

Riapre anche il complesso di Giulia Felice, un albergo con impianto termale e il porticato con colonne quadrate in marmo. E’ stato anche risistemato il vasto giardino di pertinenza che sarà accessibile dallo spiazzo dell’Anfiteatro. Altre meraviglie sono offerte dalla Casa del Frutteto, su via dell’Abbondanza, nota per i suoi affreschi da giardino e per l’atrio decorato con mosaici in bianco e nero e da un tavolo in marmo su colonna. Molto attesa anche la riapertura della Casa di Marco Lucrezio, sulla via Stabiana, che stregò Pablo Picasso e Léonide Massine, immortalati in quello stesso giardino dal fotografo Jean Cocteau nel 1917.

“Apriamo così – spiega Massimo Osanna – un percorso che parte dall’anfiteatro alla scoperta di giardini riallestiti con copie di statue e arredi”. La mostra “Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei” ha avuto una sua edizione milanese: il progetto espositivo agli scavi di Pompei è curato da Massimo Osanna, Grete Stefani e Michele Borgongino, quello all’Archeologico è di Gemma Sena Chiesa, Angela Pontrandolfo e Valeria Sampaolo. All’Archeologico vengono aperti al pubblico i giardini interni con una sistemazione a verde ispirata al mondo romano, “ampliando – spiega il direttore Giulierini – l’offerta di spazi ai visitatori”. E con il “matronato” del museo E mentre Pompei risorge a Forcella crolla un fregio della antica Basilica Annunziata. Sotto accusa il Comune.

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