ATTACCO AD ANKARA, ERDOGAN: “PIEGHEREMO I TERRORISTI” Un'auto carica di esplosivo si è schiantata contro un autobus nei pressi di una fermata del bus

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ERDOGAN

“Il nostro Stato non cederà mai il suo diritto all’autodifesa contro le minacce terroristiche. Di fronte a questo tipo di odiosi attacchi, il nostro popolo rafforza ancora di più i suoi legami. La Turchia è unita e riuscirà a superare questi momenti difficili”. Erdogan si mostra sicuro,a poche ore dall’ultimo attentato devastante, ma la ferita è aperta. E difficile da rimarginare. La Turchia è ormai nel mirino di se stessa, e in mano alla follia dei gruppi terroristici.

Un’autobomba ha sconvolto il cuore della capitale turca Ankara. A meno di un mese da quello vicino al quartier generale dell’esercito, un nuovo attacco colpisce la centralissima zona di Kizilay. I morti, ha detto il ministro della Salute, Mehmet Muezzinoglu, sono 37, inclusi i due kamikaze. I feriti sono 125, di cui 19 gravi. Poco dopo le 18.30, nell’ora di punta del traffico domenicale, un’auto carica di esplosivo si è schiantata contro un autobus nei pressi di una fermata, dove si trovavano diversi altri veicoli, alcuni dei quali hanno preso fuoco. Un attacco suicida destinato a fare una strage, visto che lì si trovavano decine di persone in attesa di mezzi pubblici e minibus.

Tra i feriti ci sono anche sette poliziotti. Il ministro dell’Interno Efkan Ala ha detto che le prime indagini hanno già rilevato prove che indicherebbero presunte responsabilità. Tra i kamikaze ci sarebbe anche una donna legata al Pkk. Stamattina, intanto, la polizia turca ha arrestato 4 sospetti.

Dopo l’attentato la zona è stata evacuata poco dopo nel timore di una seconda esplosione. Solo due giorni fa, l’ambasciata americana ad Ankara aveva inviato un messaggio di allerta ai suoi cittadini. Un nuovo attacco al cuore della capitale turca che ancora una volta mette a nudo la fragilità di un Paese che pare sotto assedio. Solo ad Ankara, è il terzo attentato suicida con decine di morti in 5 mesi. Le modalità di quest’ultima azione ricordano da vicino quelle dell’autobomba del 17 febbraio, che aveva causato 29 morti, prendendo di mira mezzi militari.

A essere colpita è stata invece una zona piena di civili. Il premier Davutoglu ha subito convocato una riunione urgente di sicurezza nazionale con il Capo di Stato maggiore, mentre il presidente Recep Tayyip Erdogan, che si trovava a Istanbul, ha deciso di rientrare con urgenza nella capitale, affidando la sua reazione ad un comunicato. “A seguito dell’instabilità nella regione, negli ultimi anni la Turchia è stata oggetto di attacchi terroristici”, scrive il presidente, senza indicare alcuna organizzazione specifica. Di fronte ad azioni che “minacciano l’integrità del nostro Paese”, continua la nota, “proseguiremo la lotta al terrorismo con ancor più determinazione”.

Dopo l’attacco di ottobre alla stazione di Ankara, attribuito dal governo all’Isis come quello del 12 gennaio a Istanbul, per l’autobomba del mese scorso le autorità avevano puntato il dito contro i curdi del Pkk attivi in Turchia e quelli siriani del Pyd, nonostante una successiva rivendicazione del gruppo estremista curdo Tak. L’attacco avviene mentre la Turchia è impegnata in conflitti su diversi fronti, dentro e fuori i suoi confini. Nel sud-est del Paese, le operazioni contro il Pkk hanno causato in questi mesi centinaia di morti, con decine di coprifuochi in vigore per mesi nei centri urbani.

Il partito filo-curdo Hdp, presente in Parlamento, ha subito condannato l’attacco. Il fronte siriano, con le infiltrazioni dell’Isis, rappresenta l’altra grande spina nel fianco del governo di Ankara, pur accusato da più parti di aver collaborato con i jihadisti. Intanto, l’autorità radiotelevisiva ha subito imposto una censura ai media – come avviene regolarmente in Turchia in caso di attentati – vietando la pubblicazione delle immagini dal luogo dell’esplosione. Fortemente rallentati anche i principali social network, dove invece da subito sono circolate foto e video dell’attacco.

 

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