OMICIDIO VARANI. UNO DEI KILLER AL PM: “VOLEVO UCCIDERE MIO PADRE” Il Gip: "Gli indagati sono persone prive del senso di pietà, potrebbero ripetersi"

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“Volevo uccidere mio padre e forse ho combinato tutto questo per vendicarmi di lui”. È la rivelazione shock di Manule Foffo al pm Francesco Scavo nel corso del secondo interrogatorio svolto venerdì scorso nel carcere di Regina Coeli. Foffo si trova in carcere con l’amico di sballo Marco Prato per avere ucciso – durante un festino a base di alcool e cocaina il conoscente Luca Varani in un appartamento a Roma. Il giovane, riporta il referto dell’autopsia, è morto per dissanguamento a causa delle numerose coltellate e martellate subite in due ore di sevizie e torture.

“Il momento in cui ho perso il controllo di me stesso credo sia quando tra me e Marco è uscito l’argomento di mio padre” racconta Manuel. “Io e Marco abbiamo iniziato a parlare a lungo di mio padre e questa cosa mi ha fatto ‘venire il veleno’, avevo una forte rabbia interiore – continua Foffo – Questo è durato fino alle 2.30. Durante i nostri discorsi ricordo che era come se Marco sembrava darmi ragione, i nostri discorsi erano davvero sinceri, lui mi guardava con uno sguardo criminale”.

Il padre di Foffo, all’indomani della tragedia, era stato ospite nel format di Rai1 “Porta a Porta” tentando in extremis, dinanzi al pubblico e al conduttore e giornalista Bruno Vespa, una disperata difesa del figlio descritto come un “ragazzo modello, contro la violenza, molto buono, forse eccessivamente buono. E riservato, con un quoziente intellettivo sopra la norma” trasformatosi in assassino. “Quel giorno non mi rispondeva al telefono, ho insistito e chiesto spiegazioni. Lui ha ammesso: ‘Ero sotto effetto della cocaina’. Mi sono venuti i brividi. Poi mi ha detto: ‘C’è una cosa ancora più grave. Abbiamo ammazzato una persona”.

Il giudice Riccardo Amoroso in un passo dell’ordinanza di custodia cautelare ha scritto: “L’omicidio di Luca Varani è arrivato in seguito ad una fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione. L’azione omicida presenta modalità raccapriccianti”. Il fatto è “tanto efferato” e “preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello di appagare un crudele desiderio di malvagità”. “Gli indagati sono persone prive del senso di pietà – prosegue il Gip di Roma – potrebbero ripetersi”. Spuntano intanto nuove rivelazioni su quella notte: nella casa romana di Foffo, prima dell’omicidio, c’erano 7 persone: i killer, la vittima, uno spacciatore albanese, un romano residente a Milano, un soldato e un’altra persona non identificata.

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