VALANGA IN VALLE AURINA: STRAGE DI ITALIANI I soccorsi estremamente difficili a causa dell'alta quota, sui 3000 metri

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I soccorritori in azione dopo la valanga abbattutasi sul Monte Spicco, in valle Aurina, travolgendo uno sciatore quattordicenne, che e' rimasto gravemente ferito, 06 gennaio 2014. ANSA/ VIGILI DEL FUOCO DI CAMPO TURES +++ HO - NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Uno dei paradisi dello sci si è trasformato in un inferno bianco. Una valanga con il fronte di 150 metri e una lunghezza di 300, si è abbattuta ieri mattina su Monte Nevoso, in Valle Aurina (Alto Adige) investendo una comitiva di escursionisti a oltre 3000 metri. La valanga è stata fatale per almeno sei scialpinisti. Ci sono anche diversi feriti e non è escluso che altre persone possano trovarsi ancora sotto la massa nevosa. I soccorritori hanno riferito che alcune persone sono riuscite a riemergere con i propri mezzi dalla neve. Il Monte Nevoso (3.358 metri) è la seconda cima per altezza nel gruppo delle Vedrette di Ries, lungo la linea di confine tra l’Italia e l’Austria.

“Raramente ci siamo trovati a gestire un intervento di soccorso di questa entità e di questa portata”. Lo dice Rafael Kostner alla guida di Aiut Alpin impegnato nei soccorsi sulla valanga della Valle Aurina. “I soccorsi – ha detto Kostner – sono estremamente difficili a causa dell’alta quota della disgrazia. Gli elicotteri hanno difficoltà a salire in sicurezza oltre i 3 mila metri. Perciò si vola con pochissimo carburante e tutta l’attrezzatura superflua viene lasciata a terra”.

Le vittime sono quasi tutte di nazionalità italiana, forse altoatesine. Tra i corpi recuperati ci sarebbe un austriaco, a quanto riferiscono i soccorritori. Uno dei feriti recuperati è stato ricoverato all’ospedale di Brunico riportando solo lievi ferite, mentre una donna austriaca è stata estratta viva dalla coltre di neve ed è stata portata con l’elicottero al campo sportivo di Riva di Tures, la base da dove partono i mezzi di soccorso che fanno la spola tra il luogo della disgrazia e gli ospedali. L’escursionista, sotto choc, è stata accompagnata verso un albergo poco distante per ricevere assistenza psicologica dagli operatori della Protezione civile altoatesina.

Una tragedia annunciata, dicono gli esperti. Per Giampietro Verza, ricercatore Everest K2 Cnr e guida alpina, sono diverse le concause della valanga: il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre e l’autunno ha evidenziato una spinta inversione termica con temperature molto alte, vicine cioè allo zero e mai negative, nelle sommità dell’arco alpino. “Questo ha comportato una anomalia – ha detto Verza – nella stratificazione nevosa. Inoltre, durante lo scorso week end – aggiunge l’esperto Cnr – c’è stata la precipitazione più importante dell’inverno, e quella neve non si è ancora stabilizzata”.

“A inizio marzo si apre la stagione dello scialpinismo – prosegue Verza – ma bisogna sempre valutare la storia del manto nevoso, con tutte le precauzioni di chi va in solitaria. Purtroppo di solito i gruppi, se non ben guidati, sono meno prudenti. Un fattore di peggioramento delle condizioni meteo locali può essere inoltre il Föhn, vento con massa d’aria calda proveniente da Nord che ieri, stando alle testimonianze, soffiava in quota, nell’area interessata dalla valanga. C’è poi un Bollettino delle valanghe, con rischi da 0 a 5, e bisogna capire se è stato preso in considerazione dai turisti quanto segnalato localmente”.

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