IL PAKISTAN SI MOBILITA PER CHIEDERE L’ATTUAZIONE DELLA LEGGE CONTRO LE VIOLENZE DOMESTICHE Il "Protection of Women Against Violence Bill" è stato approvato dall'Assemblea legislativa il mese scorso

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Dopo numerosi episodi di stupri e omicidi, il Pakistan si mobilita in difesa della donna. In Punjab, la regione più popolosa (73,6 milioni di abitanti) e la seconda più vasta del Paese, situata a est al confine con l’India, le principali organizzazioni locali che difendono i diritti del gentil sesso hanno espresso preoccupazione per il ritardo nell’attuazione della Legge sulla protezione delle donne approvata il mese scorso. L’assemblea provinciale aveva infatti ufficialmente approvato il “Protection of Women Against Violence Bill 2015” che afferma – per la prima volta – che la violenza domestica è un reato. La legge inoltre rende illegale il linguaggio offensivo, lo stalking e i crimini informatici contro le donne nella provincia del Punjab, prevedendo anche pene più severe per i mariti violenti.

Secondo quanto riportato da Hina Jilani, attivista e avvocato pakistano, “La violenza domestica colpisce donne di ogni fede. Ma di solito sono trascurati i problemi di quelle appartenenti alle minoranze religiose emarginate. La loro situazione è ancora più preoccupante”. L’attivista ha parlato martedì scorso a margine della conferenza presso il Lahore press club per celebrare la Giornata mondiale della donna organizzata dal Women Action Forum (Waf), in collaborazione con le organizzazioni ecclesiali in favore del rispetto dei diritti delle donne.

Al contrario, alcuni illustri leader religiosi islamici hanno contestato la parte relativa alle pene per i mariti violenti, che comprende anche l’installazione di un localizzatore GPS e l’allontanamento dalla dimora per 48 ore. Il Consiglio dell’ideologia islamica, un organo consultivo del governo che verifica la compatibilità delle leggi con i dettami della religione musulmana, ha dichiarato nei giorni scorsi che il Women’s Protection Act è “contro l’islam”.

“Sia i politici conservatori che i religiosi dovrebbero evitare l’atteggiamento offensivo e le prese in giro. I membri del Consiglio dovrebbero anche pensare a problemi come la povertà e smettere di sentenziare sull’altezza del velo per le donne o di approvare i matrimoni dei bambini. Inoltre due province, guidate da legislatori musulmani, hanno già approvato leggi migliori per le donne”.

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