IL SANTO DEL GIORNO V DOMENICA DI QUARESIMA

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discepoliV Domenica di Quaresima. La liturgia dilata, nel tempo degli uomini, il mistero della salvezza. La Chiesa, quindi, mediante la liturgia, continua ad attuare, nei suoi tempi e con i suoi riti, le azioni di salvezza operate da Gesù. L’anno liturgico non è dunque una serie di idee o di feste, ma è una persona, Gesù Cristo, risorto, il cui dono di salvezza viene offerto e comunicato nei diversi aspetti sacramentali che caratterizzano lo svolgersi del calendario cristiano. L’amore di Dio per la salvezza dell’uomo viene così reso attuale nell’oggi della Chiesa e dell’umanità. Centro e riferimento assoluto e indispensabile di tutto l’anno liturgico è quindi il mistero pasquale della passione, morte, risurrezione e ascensione del Signore Gesù. I primi cristiani non conobbero altra festa liturgica che quella della domenica: il giorno della celebrazione del Cristo vivo. Per questo motivo la domenica è considerata la “festa primordiale”. Solo dopo il II secolo si riscontrano testimonianze riguardanti la speciale celebrazione della risurrezione diCristo in una Domenica prefissata (Domenica di Pasqua). Tutto l’anno liturgico ruota dunque intorno alla celebrazione pasquale domenicale e annuale.
Pertanto la Quaresima è quel tempo liturgico durante il quale il cristiano si dispone, attraverso un cammino di conversione e purificazione, a vivere in pienezza il mistero della risurrezione di Cristo nella sua memoria annuale. Non si sa con certezza dove, per mezzo di chi e come sia sorto questo periodo di tempo che i cristiani dedicano per la preparazione alla pasqua. Sappiamo soltanto che ha avuto uno sviluppo lento e progressivo. La Costituzione conciliare sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, al n. 109 afferma: “il duplice carattere del tempo quaresimale che, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione del battesimo e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale con l’ascolto più frequente della parola di Dio e con più intensa preghiera, sia posto in maggiore evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica”. Fedele a questo indirizzo, la riforma del XX secolo ha ridato alla Quaresima prima di tutto il suo orientamento pasquale-battesimale; ne ha fissato il tempo con decorrenza dal Mercoledì delle ceneri fino alla messa “in Coena Domini” esclusa.
L’evoluzione della formazione di questo tempo dell’anno liturgico è fin dall’origine in stretto rapporto con il cammino dei catecumeni e con quello dei penitenti, il loro cammino caratterizzava la vita di tutti i fedeli nel tempo di Quaresimacon l’ascolto più frequente della parola di Dio, la dedizione alla preghiera, il digiuno e la carità. Anche i testi liturgici richiamano il carattere battesimale e penitenziale dellaQuaresima. Le prime letture, in modo differente per ogni ciclo annuale, conducono il credente attraverso le varie tappe della storia della salvezza. I vangeli invece sottolineano i temi principali della Quaresima secondo tre itinerari differenti: il battesimo (anno A), il mistero pasquale (anno B), la conversione (anno C). In ogni ciclodi letture le prime due domeniche presentano sempre la lettura dei brani delle tentazioni (I domenica) e della trasfigurazione (II domenica) secondo i vari evangelisti (anno A Matteo, anno B Marco, anno C Luca), rivelando in tal modo alla chiesa, già all’inizio delsuo cammino, ciò che è chiamata a lasciare e la meta a cui deve tendere, cioè il volto trasfigurato del Signore. Quella delineata in queste due prime domeniche diQuaresima, sarà la medesima esperienza che nella Veglia pasquale verrà vissuta nella rinuncia al male e nella professione di fede battesimale.
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