RONCHI ALLA CURIA: “MARIA CI INSEGNA LA GIOIA DELLA FEDE” Papa Francesco termina gli esercizi spirituali di quaresima e fa rientro in Vaticano

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gioia maria

Accanto all’uomo c’è sempre la presenza di Dio. Egli è vicino ai problemi quotidiano di ciascuno di noi, in una prossimità “domestica”. Questo è ciò che è accaduto duemila anni fa alla Vergine Maria, che ha vissuto 30 anni a Nazareth, “senza clamori” né “visioni”. Sono le parole di padre Ermes Ronchi nell’ultima meditazione degli esercizi spirituali predicati a Papa Francesco e alla Curia Romana, terminati in mattinata ad Ariccia. La riflessione del frate è incentrata sul brano evangelico dell’Annunciazione.

“Un giorno qualunque, in un luogo qualunque, una giovane donna qualunque”. La scena di un evento “epocale”, che è stato capace di cambiare la storia del mondo, come quello dell’angelo che visita Maria a Nazareth, avviene in un contesto di normalità disarmante. “Perché è la semplicità la cifra di Dio”. Una visita che “accade nel quotidiano, senza testimoni, lontano dalle luci e le emozioni del tempio. Il primo annuncio di grazia del Vangelo è consegnato nella normalità di una casa”, cioè nel luogo dove ognuno è se stesso.

Ronchi ricorda che Santa Teresa d’Avila, nel suo “Il Libro delle Fondazioni”, “ha scritto per le sue monache una lettera con queste parole: sorelle ricordatevi, Dio va fra le pentole, in cucina”. Si potrebbe obiettare: “Ma come, il Signore dell’universo che si muove nella cucina del monastero, fra brocche, pentole, stoviglie, casseruole e tegami?”. Sì, perché dire che “Dio è in cucina”, significa portare il Creatore in un territorio di prossimità. “Se non lo senti domestico, cioè dentro le cose più semplici, non hai ancora trovato il Dio della vita. Sei ancora alla rappresentazione razionale del Dio della religione”.

Maria deve essere il nostro punto di riferimento. A lei bisogna guardare, afferma il predicatore, “per tentare di ricucire lo strappo più drammatico della nostra fede”: cioè il “Dio della religione” separato dal “Dio della vita”. La Vergine, “come donna di casa, ci lancia una sfida enorme: passare da una spiritualità che si fonda sulla logica dello straordinario ad una mistica del quotidiano”. Ed è proprio in questo quotidiano che il sentimento prevalente è la gioia. Lo sono le prime parole dell’angelo: “Rallegrati Maria”. Gioia perché quando Dio si avvicina “porta una promessa di felicità. A noi che siamo ammantati di gravità e di pesantezze, di responsabilità, Maria ci ricorda che la fede o è gioiosa fiducia o non è fede. Ella entra in scena come una “profezia di felicità per la nostra vita”. L’arcangelo, con questa prima parola, “dice che c’è una felicità nel credere, un ‘piacere’ di credere”.

La gioia non viene da sola. Ad essa si accompagna l’amore. Maria infatti “entra in scena come una donna che crede nell’amore. Nel Vangelo si legge che il messaggero di Dio “fu mandato a una vergine, promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe”. Secondo l’evangelista Luca, l’annunciazione è fatta a Maria, secondo Matteo invece a Giuseppe. Tuttavia, “Se sovrapponiamo i due brani vediamo con gioia che l’annuncio è fatto alla coppia, allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine innamorati. Dio è all’opera nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nella crisi, nei dubbi, negli slanci. Non ruba spazio alla famiglia, non invade, non ferisce, non sottrae, cerca un sì plurale, che diventa creativo perché è la somma di due cuori, la somma di molti sogni e moltissimo lavoro paziente”.

Inoltre, Maria sa chiedere a Dio. Come potrà accadere ciò che le è stato prospettato? “Avere perplessità, porre domande è un modo per stare davanti al Signore con tutta la dignità umana. Accetto il mistero, ma al contempo uso tutta la mia intelligenza. Dico quali sono le mie strade e poi accetto strade al di sopra di me. Da nessuna parte è detto che la fede granitica sia meglio della fede piccola, intrecciata a domande”. Quello che dà speranza è vedere come nel popolo di Dio continuano a crescere le domande, nessuno si accontenta più di risposte, di parole già sentite. Tutti vogliono comprendere, andare più a fondo. “Vogliono fare propria la fede. Un tempo quando tutti tacevano davanti al sacerdote era un tempo di maggior fede? Credo sia vero il contrario e se questo è più faticoso per noi, è anche un alleluia, un finalmente”. Il pensiero conclusivo è sulla maternità di Dio: “Senza il corpo di Maria il Vangelo perde corpo”. Tutti i cristiani “sono chiamati a essere madri di Dio, perché Dio ha sempre bisogno di venire al mondo”.

Al termine della meditazione, Papa Francesco ha ringraziato padre Ronchi per le sue riflessioni, e insieme ai cardinali della Curia Romana ha fatto rientro in Vaticano.

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